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Inter, la mancanza di esterni di ruolo in un 4-4-2 che non funziona

Joel Obi - Getty Images


INTER ESTERNI OBI 4-4-2 ZANETTI/ MILANO – La sconfitta di ieri ha evidenziato, se ancora ce ne fosse bisogno, la mancanza di esterni di fascia, abili nel saltare l’uomo e nel proporre cross interessanti per le due punte centrali, ruoli chiave nel 4-4-2 scelto da Ranieri come principale modulo tattico. Obi a sinistra e capitan Zanetti a destra sono adattati a un gioco che non è nelle loro corde. Il nigeriano si divincola meglio dell’argentino, vuoi per l’età ben inferiore al numero 4 dell’Inter e vuoi soprattutto per la maggior velocità e freschezza fisica rapportata soprattutto nell’arco dei novanta minuti. Il quadro tattico voluto e impostato da qualche mese dal tecnico nerazzurro – fatta eccezione per le gare nelle quali era presente Sneijder – è quello che dà, o meglio dava, maggiori garanzie dal punto di vista difensivo. Certezze crollate definitivamente ieri nella debacle di Roma ma che già avevano procurato più di un allarme nel corso delle ultime gare. Il duo a copertura della difesa composto da Palombo e Cambiasso sarebbe l’ideale se al loro fianco ci fossero degli esterni di ruolo che sappiano fronteggiare l’avversario sia dal punto di vista offensivo che da quello difensivo.

Pazzini e Milito sono i giocatori che maggiormente risentono di tale lacuna: la mancanza di cross dalle corsie laterali è un neo della squadra nerazzurra che costringe le due punte centrali a ripiegare in zona mediana o addirittura ad allargarsi eccessivamente sulle fasce laterali. In poche parole il modulo scelto dal tecnico testaccino è uno schema rattoppato per le esigenze del presente ma che in assoluto dovrà essere rivisitato, soprattutto in vista del rientro immediato di Wesley Sneijder: l’olandese sarà il vero ago della bilancia per le future ambizioni nerazzurre. Ritrovare una maggiore condizione atletica di tutta la rosa sarà molto probabilmente l’obiettivo dell’Inter e di Ranieri: quest’ultimo dovrà necessariamente pensare a un’alchimia tattica ben diversa, forse più coraggiosa, ma che dia soprattutto maggior qualità alla manovra offensiva della ‘Beneamata’.

 

Raffaele Amato