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Inter-Genoa, conferenza Stramaccioni: “Niente promesse, parlerà il campo. Su Zarate…”

Andrea Stramaccioni - Getty Images

INTER-GENOA, CONFERENZA STRAMACCIONI / MILANO – Prima conferenza stampa pregara per mister Stramaccioni che, dopo la presentazione di martedì, farà il suo esordio sulla panchina dell’Inter domani a ‘San Siro’ contro il Genoa, per cercare di centrare la prima vittoria casalinga del girone di ritorno. “Sono soddisfatto, è stata una settimana positiva in cui abbiamo lavorato e ci siamo conosciuti coi ragazzi, anche se so che la settimana diventa positiva solo ale 17 della domenica… Sono pronto per domani – esordisce il nuovo tecnico nerazzurro in conferenza stampa – Ai tifosi dell’Inter dico: basta parlare e fare promesse, diamo una risposta sul campo, perciò stateci vicino. C’è tanta voglia da parte mia e dei ragazzi, che sono dei professionisti pazzeschi, di girare il trend negativo: daremo tutti per dargli una soddisfazione. Loro hanno sempre dato il massimo prima con Gasperini e poi con Ranieri e lo avrebbero fatto con chiunque allenatore il presidente avesse scelto al posto mio. Io ho cominciato subito a mettere in campo mie idee, è ovvio che non ho la presunzione di incidere in cinque giorni sul lavoro, vedremo la miglior Inter possibile in data 1 aprile”.

MORATTI, ZARATE E GUARIN – All’allenamento di oggi ha assistito anche Massimo Moratti: “La sua presenza è sempre molto gradita, è un segnale forte di quanto in questo momento tutta la famiglia Inter sia unita intorno a questa squadra: la situazione non piace a nessuno, ma il presidente è sempre molto attento alle dinamiche della squadra – prosegue Stramaccioni che poi parla di Zarate – Un allenatore nelle mie condizioni deve fare media tra quello che è stato e quello che vuole fare: davanti abbiamo tanta qualità in rosa, è giusto farla stare in campo il più possibile. Mauro ha qualità indiscusse e ci sarà motivo se non è riuscito a farle vedere finora, ma a me interessa solo il presente. Guarin? Fredy è importante come calciatore oltre ad essere un ragazzo d’oro: ci sta mettendo tanto impegno e sta capitalizzando il lavoro del professor Combi per rimetterlo in piedi. Darà il suo contributo, le sue qualità ci faranno comodo, è molto forte fisicamente e quindi ha avuto bisogno di più tempo per tornare brillante. Julio Cesar invece ha avuto un problemino al gomito ma sta bene, può giocare e vuole dare il suo contributo”.

FARE L’INTER – I nerazzurri sono al terzo cambio di allenatore, segnale evidente che in questa stagione ci sono stati tanti problemi: “Io penso di risolverli nell’unico modo possibile, ossia lavorando sodo e curando ogni dettaglio. Sono un allenatore che subentra in un momento delicato, ho messo in campo il mio modo di lavorare calibrato su questo prototipo di giocatori insieme al mio staff, ma non ho dovuto ricaricarli: sono giocatori che hanno fatto la storia del calcio mondiale – continua l’allenatore romano – Domani dobbiamo fare l’Inter, o quantomeno provarci, ma non lo dice Stramaccioni, lo dice tutto lo spogliatoio: dobbiamo dare un segnale che ci siamo e smentire tutto quello che si è detto, il che è possibile solo sul campo. Io sono orgoglioso per ogni giorno in cui farò l’allenatore dell’Inter e sarò sempre grato al presidente, voglio far bene con questa maglia e con questi ragazzi. Siamo carichi e concentrati sulla gara”.

OBIETTIVI ED EMOZIONE – Con dieci punti da recuperare alla terza in classifica, ci si chiede quale possa essere l’obiettivo dell’Inter in questo finale di stagione: “Mi hanno chiesto solo di battere il Genoa – confessa Stramaccioni – E’ una squadra con un allenatore preparatissimo, che nelle ultime due partite ha dimostrato di essere forte, di avere personalità: è una formazione aggressiva, che tiene un ritmo alto, con giocatori davanti di grande livello, sarà una partita difficilissima. Domani la più grande emozione calcistica della mia vita? In realtà l’emozione è stata forte quando sono entrato nello spogliatoio per la prima volta, mentre in campo sono a mio agio: al fischio di inizio pensi solo alla gara, alla squadra e all’avversario e la voglia di far bene prende il sopravvento. Io un vincente? No, lo sono i ragazzi che ho allenato: io dò un contributo affinchè facciano bene, magari un rigore ti può dare un’etichetta, ma non è così, io sto crescendo ed ora mi è stata data una grande possibilità e io voglio dimostrare di meritarla”.