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Inter, tra sogni e realtà: con Stramaccioni…

Andrea Stramaccioni - Getty Images

INTER, SQUADRA DEL FUTURO STRAMACCIONI / MILANO – Quest’ultimo mese di stagione sarà decisivo per cercare di porre le basi per il futuro: l’Inter del domani, per poter competere in Italia e in Europa, dovrà obbligatoriamente rinnovarsi, cambiare registro. Nel calderone del calciomercato impazzano tanti nomi, molti fantasiosi, altri possibili con tanti se e tanti ma, altri invece raggiungibili con l’investimento di qualche milione di euro.

 

NO AGLI ALTI INGAGGI – L’opera di ricostruzione della squadra dovrà necessariamente partire dall’abbassamento del monte ingaggi, il ché potrà avvenire solamente attraverso la cessione di quei giocatori, che per età e per mercato, potranno essere più facilmente vendibili. Maicon è uno di questi: il brasiliano viene da due stagioni negative, è alle prese con continui acciacchi fisici di ogni genere, ma potrebbe essere ugualmente ancora piazzabile sul mercato, meno in quello dei grandi club, più in quello di seconda-terza fascia, vedi Turchia o Russia, senza escludere la pista sudamericana. Oltre al verdeoro anche Cristian Chivu – in scadenza di contratto – potrebbe abbassare notevolmente il monte ingaggi: risparmiare gli oltre 6 milioni lordi, cifra più cifra meno, di stipendio del rumeno, aiuterebbe di molto l’Inter a gettarsi sul mercato con maggiore liquidità. Vendibili, con una buona offerta, potrebbero essere anche Lucio, lo stesso Julio Cesar (Viviano o Bardi come sostituti), e perché no Sneijder: l’olandese è ormai un oggetto estraneo nel club, sia per demeriti suoi che per colpa della società.

SI’ A QUALCHE SENATORE – Ovviamente non tutti dovranno e potranno partire: per formare una squadra di grande spessore si avrà bisogno anche di giocatori di esperienza, inevitabilmente in avanti con gli anni. La presenza di qualche senatore nello spogliatoio sarà imprescindibile: Zanetti, Cambiasso, Stankovic, Samuel, e Milito, solo per citarne alcuni. Il loro apporto sarà di fondamentale importanza nei momenti chiave, e per fare da chioccia agli elementi giovani e con poca esperienza.

QUATTRO O CINQUE PRIMAVERA – La tanto decantata Primavera dovrà, come giusto che sia, andare a rafforzare la prima squadra. Tanti i giocatori validi presenti nel settore giovanile, ma indubbiamente su di loro si dovrà investire a lungo termine, senza l’assillo o la pretesa di un rendimento qualitativamente elevato fin da subito. Quattro-cinque, o anche sei, i più validi, scelti a discrezione del tecnico nerazzurro: da Duncan a M’Baye, passando per Crisetig (metà cartellino è stato già venduto al Parma, ndr), passando per Longo, Bessa e Livaja. Una cantera nerazzurra – con le giuste proporzioni rispetto a quella del Barcellona – che potrà essere il fiore all’occhiello dell’Inter, utile però, solamente se saprà essere usata come carburante per la prima squadra.

GIOCATORI DI LIVELLO INTERNAZIONALE – Con l’abbassamento del monte ingaggi, e con l’inserimento dei giovani di fianco ai cosiddetti ‘vecchietti’, la società potrebbe essere più libera di agire sul mercato, attraverso l’acquisto di quattro-cinque giocatori di spessore internazionale, ossia già pronti per un club importante come quello nerazzurro. Spendere grossi cifre per elementi con il punto interrogativo stampato dietro la maglia – vedi Lucas – rischierebbe di bruciare in un sol colpo tutto il budget per gli acquisti, senza effettivamente rafforzare la squadra. Uno sguardo in Germania, Francia e Spagna, sarebbe l’ideale per la scelta di quei giocatori affermati, ma allo stesso tempo in età ancora fiorente.

CON STRAMACCIONI – La rifondazione partirebbe nel migliore dei modi con la riconferma di Andrea Stramaccioni. Il tecnico è sveglio, preparato e ambizioso, requisiti di notevole importanza per una squadra vogliosa di tornare a lottare per grandi traguardi. Il giovane mister è già inserito alla grande nell’ambiente interista, e con il tempo potrà modellare a sua immagine la squadra del domani. Con Bielsa o altri, la rivoluzione sarebbe ancora più totale, estrema dal punto di vista della filosofia del club, e dello stesso Moratti.

 

Raffaele Amato