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Inter, personalità e forza d’urto: l’impatto di Fredy Guarin

Fredy Guarin - Getty Images

INTER, PERSONALITA’ FORZA D’URTO FREDY GUARIN / MILANO – Quando è in campo è difficile non notarlo, è difficile non accorgersi di lui soprattutto per gli avversari. Un nome, una garanzia, Fredy Guarin. Il colombiano, anche ieri, ha giocato una grandissima partita, fatta di intensità e di dinamismo, qualità indispensabili per il motore della squadra di Stramaccioni, che in sei partite è riuscito nell’impresa di agganciare il treno Champions, obiettivo utopistico fino a poche settimane fa. Guaro è stato finora il valore aggiunto della truppa nerazzurra, un centrocampista determinante nella fase difensiva e in quella offensiva, caratterizzata, ieri in larga parte, dalle sue incursioni nella retroguardia del Cesena, oltrechè da alcuni tiri in porta, finiti sì, lontano dallo specchio della porta, a dimostrazione però, delle sue doti non comuni, almeno per quanto riguarda la rosa nerazzurra. Prestazioni positive a fronte di una condizione non perfetta, di uno stato fisico che certamente non può essere al meglio, vista la lontananza dai campi di gioco, ma che non tarderà ad arrivare, magari proprio in concomitanza col derby di domenica sera, forse l’ostacolo più ostico per Sneijder e compagni, l’avversario più duro sulla strada per il terzo posto.

Ciò che più sorprende è la sua capacità di interagire su tutta la linea mediana, in una zona del campo che ha spesso sofferto nell’ultimo periodo, a parte in qualche occasione grazie alla presenza di Dejan Stankovic nel ruolo di vertice basso davanti la difesa. Duttilità che potrebbe raggiungere l’apoteosi tattica attraverso il suo impiego – in futuro e all’occorrenza – da trequartista ‘moderno’, ruolo dove sicuramente sanno disimpegnarsi con naturalezza Sneijder e Ricky Alavarez, ma che potrebbe essere ricoperto non con meno bravura dal Guaro, capace di scardinare le difese con la sua personalità e la sua forza d’urto – doti note già ai tempi del Porto – che non risiedono nelle qualità tecniche e fisiche dell’olandese e dell’argentino. Stramaccioni, lo si è capito subito, ha aspettato il suo recupero, ha atteso che gli allenamenti lo rigenerassero a sufficienza, fiducia che è stata poi ripagata sul terreno di gioco, giocando quasi allo stremo delle forze, simbolo di quanto il colombiano tenesse a onorare la maglia nerazzurra, e soprattutto la società, che ha fortemente e ciecamente creduto in lui, acquistandolo in prestito – con la promessa di prenderlo a titolo definitivo a giugno – proprio nel suo peggior periodo, nel momento di black-out della sua carriera. Critiche, forse esagerate, che hanno dato la scossa al mediano di Puerto Boyaca’, che ha risposto presente non appena chiamato in causa, quella causa nerazzurra che, almeno per questa stagione, dovrà essere difesa fino alla sfida dell’Olimpico contro la Lazio. Quando nessuno più se l’aspettava, ecco che è arrivato Fredy Guarin: l’uomo della riscossa, l’uomo Champions, così almeno sperano i tifosi interisti.

 

Raffaele Amato