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Inter, la ‘bandiera’ che sventolerà per sempre: Ivan Cordoba

Ivan Cordoba festeggiato dai suoi compagni - Getty Images

INTER, IVAN CORDOBA SI RITIRA / MILANO – “Non solo il difensore più veloce del Sudamerica. Il più veloce al mondo”. Così affermò Oscar Ruggeri,  il suo primo allenatore ai tempi in cui vestiva la maglia del San Lorenzo. Ivan Cordoba lascia il calcio, lascia soprattutto l’Inter, dopo tredici anni di militanza, tredici lunghi anni di pura fede alla causa nerazzurra, a una maglia che le ha regalato, e a cui ha regalato, una cascata di emozioni, un insieme di successi, attesi a lungo, giunto proprio nel momento in cui il colombiano forse non se li aspettava più. Cordoba, o meglio Caffè Colombia, è approdato all’Inter nel lontano gennaio 2000, dal San Lorenzo, club allora ai vertici del calcio argentino: il difensore di Medellin ha saputo conquistare la stima del popolo interista e di tutto l’ambiente in poco tempo, diventandone uno dei simboli, insieme al suo amico e compagno Zanetti, simbolo di sacrificio e lealtà, onestà verso quei colori dimostrata con maggior forza e con maggior veemenza soprattutto nelle giornate più tristi, nei campionati finiti sempre alle spalle di Milan o Juventus, o peggio ancora lontano dalle posizioni di vertice.

Cordoba, anche quando la Beneamata perdeva, usciva dal campo sempre da vincente, da chi aveva dato tutto se stesso, sempre e comunque, da chi aveva dato fino all’ultima goccia della propria energia per la maglia, per il solo e semplice fatto di appartenere a un glorioso club, all’Inter. I successi gli hanno ridato ciò che lui aveva dato, da vero professionista, sul prato verde di San Siro e durante gli allenamenti: dalla prima Coppa Italia del 2005, al fantastico triplete del 2010, passando per i cinque cudetti di fila e al successo nel Mondiale per Club. Cordoba ha rappresentato, rappresenta, e rappresenterà, un modello per tutti coloro che si affacceranno o che già sono nel mondo del calcio. Ivan Ramiro Cordoba è l’Inter, il suo nome di sicuro non sarà dimenticato da nessuno, in particolare da chi è legato a questa società, perché i grandi giocatori passano, i fuoriclasse pure, ma le bandiere no, le bandiere sventolano per sempre.

 

Raffaele Amato