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Inter, quella calda estate di due anni fa

Mario Balotelli (Getty Images)

INTER SUPERMARIO BALOTELLI CESSIONE FUTURO MORATTI/ MILANO – Il mese di luglio è storicamente quello più caldo. Luglio è stato, soprattutto, il mese dell’addio di SuperMario Balotelli all’Inter. Estate del 2010, dall’euforia post-Triplete al commiato senza rimpianti nei confronti del Bad boy italiano. Vola a Manchester, City per la precisione. Approda nel club inglese con due etichette: da rompiscatole immaturo (e chi non lo è a 20 anni) e da vincente. Sì, vincente. Mario, dall’esordio sotto la guida di Mancini fino all’ultima gara con la maglia nerazzurra conquista 3 campionati italiani, una coppa Italia, una supercoppa italiana e, una Champions League.

Tutto questo, a  soli 19 anni, roba da far rabbrividire anche i campioni più decorati. “E’ comunque  un guastafeste”, dissero allora i tifosi e, sottovoce, la dirigenza interista. Non solo loro, però. Per lui, lo sceicco spende circa 28 milioni di euro, cifra più cifra meno. Niente, a confronto delle immense qualità del giocatore. E poi, Mancio lo conosce bene, di lui ai tempi disse: “O diventa un fenomeno o niente”. Battesimo caldo, non c’è che dire. In Premier League compie il grande salto, la definitiva maturazione. Tecnica e personale, con in mezzo qualche fallo di troppo e qualche ‘balotellata’ fuori dal campo. Il bello e il brutto dei giovani. SuperMario, o StraordiMario (fa lo stesso) conquista l’Etihad Stadium e i tifosi dei citizens in poco tempo. Ne diventa un idolo incontrastato, in una squadra tra l’altro, composta da grandi campioni in ogni reparto. Vince anche lì. Una F.A. Cup e nell’ultima stagione la tanto attesa Premier League, aspettata da quelle parti con grande trepidazione, per la precisione da ben 45 anni. In perfetta analogia con l’Inter e la Champions League di due anni fa.

Insomma, anche in Inghilterra Balotelli dimostra quel che è realmente: un campione prima di tutto, uno di quei giocatori sempre presenti nelle gare che contano, uno che non si nasconde mai. Più la posta in palio è alta – come ieri sera – più lui gioca meglio. Niente è impossibile per lui. Decisivo lo è stato anche all’Inter: nello scudetto del 2008, quello sofferto e bagnato di Parma. Nelle ultime gare, proprio in concomitanza con l’assenza di Ibrahimovic, il Bad Boy trascinò a suon di gol (determinanti) e di giocate strabilianti i suoi compagni di squadra, E scudetto fu. In Coppa Italia non ne parliamo nemmeno: ha saputo annichilire da solo, ripeto, da solo, la Juventus di Claudio Ranieri. Così come in Champions, al di là dell’episodio della maglietta gettata sul prato di San Siro sul finire di Inter-Barcellona. Col Rubin Kazan nella gara del dentro o fuori: punizione da capogiro e assist di tacco per Samuel Eto’o. Ancor prima, fondamentale, seppur senza segnare, nella vittoria in rimonta e al cardiopalma contro la Dinamo kyev.

Dal nerazzurro al celeste del City e ora all’azzurro della Nazionale, Mario Balotelli è così, non è cambiato di una virgola: spavaldo, sicuro di sé, ma forte, estremamente forte. Potenza allo stato puro. E poi si sa, i campioni sono un po’ particolari, per certi versi strani. Di sicuro, alla Pinetina lo rimpiangeranno sempre. Lo rimpiangerà Moratti. Il presidente più degli altri. Per i tifosi interisti l’unica speranza è che possa nascere un nuovo fenomeno, che magari dalle giovanili (elogiate in maniera esagerata in questi giorni) possa sorgere un piccolo campioncino (Longo?), da crescere e lanciare al grande calcio. Senza commettere lo stesso errore fatto con Mario. Errare è umano, perseverare è (sarebbe) diabolico.

 

Raffaele Amato