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Inter, il risvolto della medaglia: sacrifici e abbassamento del tetto ingaggi

Massimo Moratti (Getty Images)

INTER RISVOLTO MEDAGLIA SACRIFICI ABBASSAMENTO TETTO INGAGGI / ROMA – Un uomo solo al comando. Massimo Moratti, nel bene o nel male, ha sempre agito d’istinto, in prima persona. Decidendo sempre di testa sua, in totale autonomia. Come giusto che sia, visto che non è solamente il presidente ma anche il proprietario dell’Inter. Padrone non autoritario, ma il più delle volte totalitario. Scelte sul mercato, in società. Cambiamenti, rinnovamenti o rivoluzioni. C’è sempre il suo zampino, la sua volontà. Il Triplete del 2010 ha chiuso un ciclo di successi.

Ha dato fine, soprattutto, ai grandi, immensi sacrifici economici. Dall’estate di due anni fa è partito un nuovo corso finanziario, basato su meno spese in sede di campagna acquisti. Il che ha portato a un notevole declino dal punto di vista sportivo, giunto al culmine nel finire della scorsa stagione, quando la squadra allenata da Stramaccioni (prima da Gasperini e Ranieri), non è riuscita a qualificarsi alla Champions League, manifestazione che porta incassi indispensabili per la sopravvivenza di un club italiano. D’altre parti non è così. La vendita di Eto’o, e di altri giocatori dagli ingaggi eccessivamente alti, ha generato dei benefici al bilancio della società. Che ha permesso di far respirare un po’, e dopo tanti anni, le tasche di Moratti. Oggi allergiche a grandi investimenti.

Si è passati, nel giro di ventiquattro mesi, da 200 milioni a 140 come spese per gli stipendi dei giocatori (come riporta il ‘Corriere dello Sport’). Il taglio più netto e decisivo si è avuto quest’estate: le partenze di Maicon, Lucio, Julio Cesar e così via, hanno aiutato fortemente l’Inter a sgravarsi di oneri pesantissimi e non più tollerabili. Restano sul groppone alcuni ingaggi dispendiosi come quelli di Stankovic e Milito, o quello dello stesso Samuel.

Ma la nuova linea ormai è stata tracciata con l’evidenziatore. Di tre, o massimo quattro milioni, sarà lo stipendio che si offrirà ai nuovi giocatori. Non di più. La gestione oculata è una volontà precisa di Moratti. Che è profondamente cambiato nelle idee di fare calcio. Ha capito che questo sport è un business, dove bisogna far quadrare tutto. I risultati sportivi e i conti. Entrambi di pari passo. La nuova economia dell’Inter è appena iniziata. Moratti come Monti, il paragone non è del tutto azzardato.

 

Raffaele Amato