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Inter, tre giorni per dare uno schiaffo al destino

Cassano, Milito e Palacio (Getty Images)

INTER, TRE GIORNI PER DARE UNO SCHIAFFO AL DESTINO / MILANO – Serata bagnata partita fortunata. La fortuna aiuta gli audaci, ossia i coraggiosi, coloro che azzardano. L’Inter è un po’ così: pazza, spericolata, ha quasi sempre bisogno di una scossa per svegliarsi. Ma una volta preso il caffé, vola, segna, ribalta gare che in periodi diversi sarebbero terminate in altro modo. E’ la chiave del successo di Stramaccioni, che agita, mescola e rivolta come un calzino l’undici titolare a seconda delle emergenze, delle necessità. Contro la Samp, addio alla difesa a tre, spazio alla linea a quattro, di nuovo si sarà chiesto qualche tifoso. Macché, tutto giusto. Ranocchia gioca da alta borghesia, testa alta e gambe pronte, non sentendo il peso di una diffida che avrebbe potuto ridurre le prestazioni di chiunque. Samuel gira come il motore di una vecchia Ford anni ’90. Rumoreggia, ruomreggia ma non si guasta mai (a parte l’erroraccio sul primo gol blucerchiato). E poi ci son quelli là: dove la butti, qualche danno lo combinano sempre. Cassano sulle punte, assist-man e sprecone sotto porta, Milito freddo dal dischetto. Oh Palacio, ma quanto è mancato a questa squadra. Tanto, ma il peggio è passato. Si perché lui ci sa fare con le diagonali, basta chiedere a Romero. A centrocampo comanda benino per un tempo Mudingayi, cresce sulla distanza quel filibustiere di Guarin, che nel momento in cui l’imprecazione dei tifosi nei suoi confronti sta salendo a dismisura trova la forza per riemergere e chiudere i battenti alla partita. 3-1, Doria a casa. No, divertiamoci ancora un po’. Facciamo fare un golletto a Eder, poverino ha corso tanto per novanta minuti.

Pazza, dicevamo. Bella da vedere quando è sotto, l’aspetto che più dovrà curare faccia di bronzo Stramaccioni. Che con tranqullità e una poco nascosta sfacciataggine è diventato il simbolo dell’interismo moderno. Ma che ce frega ma che ce importa, il nuovo slogan nerazzurro. Ma che ce frega della Juve, l’Inter vince e a larghi tratti convince. Sesta vittoria consecutiva in campionato, ora la old-semiyoung band di Strama guarda tutti dall’alto verso il basso. Anzi, no. Sopra c’è sempre quella maledetta a strisce bianconere. Forse ancora per poco: tre sono i giorni che ci separano dal derby d’Italia, tre giorni per l’Inter per dare uno schiaffo al campionato, una sberla al destino. Destino per ora nelle mani di Antonio Conte. La gara di ieri ha lanciato diversi messaggi: i nerazzurri non possono fare a meno della leadership di Cambiasso, del furore agonistico di Nagatomo – qualcuno dia una svegliata a Pereira – della predominanza di Samuel e di quel cattivo quanto decisivo tridente. Quelli là. Quelli che in certe partite, le più importanti, devono assolutamente esserci. E’ la notte dei campioni, saturday night fever.

 

Raffaele Amato