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Inter, Clujamoli meglio

Ivo Pinto e Luis Alberto, entrambi calciatori del Cluj (Getty Images)

INTER, ANALISI CLUJ AVVERSARIO EUROPA LEAGUE / MILANO – “Trunchiul mic jos vagonului mare!“. Speriam che si dica e che si scriva davvero così. Detto rumeno, in italiano: “il piccolo tronco rovescia il grande carro”. Lo avranno ripetuto a più riprese, o forse solo immaginato. Per i tifosi del Cluj, questo breve proverbio cadde a fagiolo la sera del 5 ottobre, ore 22.30 circa: festa a Manchester! I feroviarii (ferrovieri) avevano da qualche istante sconfitto i più titolati, i più forti avversari: i diavoli rossi. Doamne! Nell’occasione migliore; perché capita spesso, si sa, di venire a capo contro squadre zeppe di campioni soltanto in amichevoli, o al massimo in tornei da ombrellone e aperitivo alla frutta. Invece, quella vittoria, così vicina, ebbe in sé il sapore assai bello della coppa cercata e idolatrata. Della Champions League. Girone, ma pur sempre coppa Campioni. E caspita. L’uno a zero ottenuto nel magico ‘Old Trafford’ mise a nudo tutti i difetti della unita ma presuntuosa amalgama di Ferguson, chiusa, bloccata e infine punita dalla perseveranza (diabolica) di quei corsari a maglia verde, onesti e coraggiosi guidati dall’impettito Paulo Sergio, tecnico di sangue e natura portoghese; gioco a mo’ di tic e tac, un classico dell’ex Lusitania.

Il Cluj sarà il prossimo avversario dell’Inter di Stramaccioni nei sedicesimi di Europa League, essendo stata eliminata ai gironi della prima manifestazione continentale; seconda a pari merito col Galatasaray, vittorioso negli scontri diretti. Per la serie, si incomincia a far sul serio. Era ora! 14 febbraio al ‘Meazza’, il 21, una settimana più tardi, ritorno al ‘Constantin Radulescu’. Pregi e difetti dei rumeni: partiamo dagli ultimi. Che, speriamo per l’Inter siano i primi a venir su a galla. Poca qualità del reparto arretrato, nel quale spicca il capitano Cadù. Trentuno anni, tignoso e buon marcatore. Ogni tanto, per non dire spesso, è avvezzo a dormite al limite dell’assurdo. Ma è in buona compagnia. Il patriottismo va a farsi benedire! E’ affiancato da Felice Piccolo, italiano, in passato alla Juventus; e non solo. Il ragazzo campano, ormai fattosi uomo, ha 29 anni, si è perfezionato nel corso degli anni: ora è più concentrato, simil Ranocchia anziché Samuel, giusto per fare un confronto. Che va indubbiamente a vantaggio della Milano del biscione. Sulle corsie esterne dei rumeni gravitano Ivo Pinto, a destra, un classico esterno portoghese: discreta corsa, buon dribbling, ma niente di trascendentale. Meglio però del suo collega all’opposto, ovvero Rada. Molto più attento al compitino, a tenere calma la situazione. Ai quattro dietro, si aggiungono i due in mezzo: Muresan e Rui Pedro. Sfilza di portoghesi. Testa pelata, lo si trova ovunque e sempre ben posizionato, il primo. Rumeno, alto con gamba lunga. Un Cambiasso mediocrizzato, ma efficace e utile. Di fianco, in regia e fantasia, abbiam detto Rui Pedro: stile elegante, qualità non eccelsa. Jolly, Luis Alberto! Ottima tecnica, gran tiro da fuori (segnò lui il gol vittoria a Manchester) e imprevedibilità tagliente. E’ quello che potrebbe spezzare in due qualsiasi partita.

Poi gli esterni, larghi quando la manovra è offensiva, bassi, quasi a ridosso dei mediani laterali quando c’è da ripiegare e soffrire. Camora a sinistra e Sougou a destra, o viceversa. Normale il primo, mentre il secondo – francosenegalese classe ’84 – ha uno spunto e una capacità d’inserimento negli spazi non indifferente, Stramaccioni dovrà tener svegli i suoi. Attacco, scadente. Bastos, il migliore della rosa, è stato ceduto qualche giorno fa all’Al-Nassr. Il Cluj è una squadra compatta, ben disposta in campo, ordinata. Formato Europa. Sa chiudersi bene, quando non è in possesso del pallone indietreggia tutta, sono almeno 7 i calciatori che vanno a posizionarsi a totale copertura della porta, difesa da Felgueiras, altro portoghese. Modulo iniziale: 4-2-3-1. Varianti in corso, 4-5-1 e 4-3-3. Non sarà semplicissimo per i nerazzurri superare il turno, soprattutto se si va analizzare con sincerità, senza spirito di tifo, le precedenti apparizioni in Europa League, nei preliminari e poi nel girone della compagine interista. Che ha sempre sofferto avversari scorbutici, chiusi e lesti manovrieri di contropiedi.

 

Raffaele Amato