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Inter, le impervietà del mercato e la principale colpa di Moratti

Massimo Moratti (Getty Images)

INTER DIFFICOLTA’ MERCATO COLPA MORATTI / MILANO – Navigando a vista, con la speranza che la corrente del mare la trascini fino alla riva di una terra sicura. Al non mercato dell’Inter riesce difficile dare una spiegazione logica, sensata. Non ci son riusciti i tifosi, figurarsi chi alle ragioni del cuore antepone, o almeno dovrebbe, quelle della razionalità, o speriamo, anche dell’intelligenza. Ci ha raccontato Stramaccioni, tempi addietro, che a gennaio la società avrebbe investito, un parolone, lì dove si pensava, e si crede tuttora, si fosse dovuto investire. Con oculatezza, questo sì, ma con mestiere e astuzia. E invece, al di là dell’acquisto del ‘Maya’ Rocchi, niente si è fatto. Soprattutto, niente si è aggiustato. Mentre scriviamo, magari, Branca o chi per lui – ormai i dirigenti fanno fare tutto ai procuratori o agli intermediari, ci chiediamo noi malpensanti quale sia in realtà il loro lavoro visto che delegano tutto ad altri – sferrerà qualche colpo di genio, un Paulinho o chissà, un Dzeko. Lasciateci usare un po’ di fantasia, una volta tanto.

Ogni reparto della rosa nerazzurra è stata colpito da una massiccia dose di sfortuna, tradotto, da una miriade di infortuni che naturalmente hanno avuto il loro pese nel cammino fin qui tortuoso, per grazia divina e capacità del giovane tecnico, non del tutto disastroso. E la sensazione, strana, da formicolio alle mani, è che tutto sia alquanto pericolante. In difesa, gravitano ancora calciatori come Silvestre, messo all’angolo per incapacità tecniche, svendibile un giorno, incedibile l’altro; e Chivu, bravo se stesse sempre bene. Ecco, appunto. Se stesse sempre bene! A centrocampo invece, il mercato avrebbe dovuto proporre i suoi frutti quanto prima, anziché sperare, come ora, in regali di buona moneta da altre società, italiane e straniere. Paulinho, il fresco campione del mondo, non è stato preso come tutti sanno quest’estate perché da Milano l’offerta economica per il suo conto in banca non è stata soddisfacente, pari o addirittura qualcosa in meno a quanto poi gli venne proposto alcune settimane dopo dal club paulista. Non se ne fece più niente, molto probabilmente non si farà nulla anche in questi ultimi giorni ‘di riparazione’. Semplice: il Corinthians ha fatto la voce grossa, troppo grossa per un Moratti intimidito dal mercato degli altri, dal Marino che fa affari con la Juve a prezzi di outlet, mentre con l’Inter tiene duro comportandosi come un venditore d’oro pregiato, quando in realtà ha fra le mani uno Schelotto qualunque, che un paio d’anni fa prometteva molto più di ora.

Il dg dell’Atalanta vorrebbe 8 milioni per il tornante ‘pratico’ di Milano e delle fasce di destra e sinistra: duttile lo è, ma poi? O del Lotito, capace di strappare pure un indennizzo al patron interista per concedere il via libera a Tommaso Rocchi, uno dei migliori attaccanti italiani prima delle tribune in salsa Petkovic, o prima ancora dei trentatrè anni; oggi ne ha trentacinque, non serve dire altro. Le impervietà del mercato, di questo e dei prossimi, sono e saranno tante, tenendo conto della scarsa disponibilità economica dell’Inter (la Saras non è in buone acque) e delle eccessive pretese economiche delle concorrenti in sede di campagna acquisti. Ma la principale colpa di Moratti è una: la mancanza di una programmazione tecnica e societaria a lungo termine. Il caos regna, restiamo in attesa di qualche saggia e forte decisione che possa, finalmente, rendere più facile la vita ad Andrea Stramaccioni.

 

Raffaele Amato