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Inter: cervello, fantasia e brillantezza

Esteban Cambiasso (Getty Images)

CALCIOMERCATO INTER FUTURO CENTROCAMPO / MILANO – Non tutto è da buttare, ma se la società vorrà realmente tornare a vincere, servirà una mezza rivoluzione, un taglio netto: dal pesce più piccolo al pesce più grande, si salvi chi può. Il centrocampo è la zona calda di ogni squadra: è il ragioniere, il geometra e l’architetto di un club. L’Inter, nel reparto cosiddetto nevralgico può contare su molti muratori, su qualche imbianchino, su un anziano geometra e su un provetto architetto. Ed è per questo che a giugno dovrà cambiare, ovvero investire come e quanto per difesa e attacco. Al momento, nel reparto vi sono undici giocatori. Pochi di questi, quattro o al massimo cinque, sono congeniali a un’idea di gioco moderna ed europea, all’altezza, insomma, del panorama calcistico internazionale. Chi per età, fuori le logiche di una società ambiziosa, o chi per inadeguatezza al prestigio della ‘Beneamata’. Partiamo da Stankovic, il primo che dovrebbe essere epurato nella prossima estate. Il serbo ha dato tanto all’Inter, più di quanto ci si potesse aspettare. Ora, però, la sua carriera è agli ultimi sospiri: compirà 35 anni il prossimo settembre, ha un contratto fino al 2014 e uno stipendio importante, eccessivo visto il non contributo, per motivi fisici, dato alla squadra di Stramaccioni in questa stagione. Lui, come del resto Cambiasso – che vorrebbe restare in nerazzurro – appartengono alla schiera del ‘vorrei e potrei, ma non posso‘. Spremuti da Mancini e Mourinho, sgonfiati da una carriera lunga e dispendiosa, oltre che vincente. Uniti dall’impossibilità di poter dare, ancora, un contributo efficiente, prezioso a un club che invece avrebbe bisogno di energie nuove, di facce diverse: dei Cambiasso e degli Stankovic, e perché no, degli Zanetti, ma con molti anni in meno.

A quella, invece, dei ‘non posso e non voglio’ appartiene, con onoreficenza, Ricardo Alvarez. Una discreta tecnica al rallentatore, scarsa grinta e cattiveria nei novanta minuti, ma al contempo diletta spirito e autostima di dirigenti e presidenza al campo di allenamento della Pinetina (perbacco!). Poco utile alla causa, già a gennaio la società ha cercato di piazzarlo a qualche altro club. Domanda: ma se è la riserva della riserve nell’Inter, perché dovrebbe interessare ad altre squadre? Due anni fa è stato pagato 11,5 milioni di euro – cifra riportata nel bilancio 2012 – per ferma volontà di Moratti, innamoratosene dopo aver visto sue ‘magie’ nel campionato argentino e in alcuni dvd. A fine stagione dovrebbe, a meno che non porterà in Champions l’Inter con assist e gol, lasciare Milano. A prezzo di occasione.

Poi ci sono gli altri, il contorno: Mudingayi, infortunatosi al tendine d’Achille (stagione finita), acquistato in prestito con diritto di riscatto: non è detto che resterà anche nella prossima stagione, dipenderà da chi siederà in panchina. Come d”altronde Obi, matricola e meteora, sacrificabile nel caso in cui dovesse pervenire negli uffici di Corso Vittorio Emanuele un’offerta dignitosa per il suo cartellino; e Benassi che, quasi certamente, verrà ceduto in prestito per fare esperienza (Strama dixit). Kuzmanovic (che non è un playmaker), Kovacic e Guarin. E forse Schelotto. Questi i quattro da cui ripartire, il resto, poi, dovrà farlo il mercato: alla rosa attuale mancano cervello (un regista), fantasia (un’altra mezz’ala) e brillantezza (rinforzi giovani ma pronti). Dare un taglio netto col passato e finirla con la farsa del periodo di ‘transizione‘, durato già abbastanza: compiti assai difficili per coloro i quali – Moratti e Branca – han distrutto in appena due anni la squadra che in una sola stagione riuscì ad alzare al cielo tre trofei.

 

Raffaele Amato