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Mercato Inter: Moratti, Villas Boas e la ‘vendetta’ di Mourinho

José Mourinho (Getty Images)

CALCIOMERCATO INTER MORATTI VILLAS BOAS MOURINHO / MILANO – Stasera, lo dicono i maligni, tiferà Inter più del solito. Oltre all’amor, vero o presunto, per i colori nerazzurri, dentro anche un bel po’ di retrogusto vendicativo, o meglio: di sana vendetta. Fa più effetto! Che non guasta mai, anzi che calza a pennello visto l’uomo, visto il tecnico, visto il peronaggio. Che, almeno in questo caso, sono tre. Più uno, in disparte, che c’entra poco con la questione. Moratti, Villas Boas e Mourinho. Quest’ultimo, il tifoso eccellente dell’Inter. Vuoi per il passato glorioso sulla panchina nerazzurra, vuoi per la stima, anch’essa vera o presunta, per il presidente interista. L’altro, il manager del Tottenham, avversario stasera della ‘Beneamata’ in Europa League, è il terzo incomodo. Il portoghese, nazionalità identica a quella del ‘vate’ di Setubal, fece da assistente tecnico allo Specialone nella prima stagione milanes, quella dello scudetto vinto comodi comodi sui divanetti della Pinetina: con tanti e felici ringraziamenti al Milan di Leonardo, un addormentato di primavera in quel di Udine.

C’ERAVAMO TANTO AMATI – Dopo un’infanzia da aspirante allenatore passata fra le retrovie mourinhane, il folletto André decise di abbandonare il santone lusitano, nonché l’Inter, per salire in cattedra, con l’aria da giovane professore universitario, su una panchina della sua terra natìa: la nuova avventura con carta, calamaio e pallone, cominciò a Coimbra, precisamente nell’Academica, squadra dei bassifondi che sotto la sua aura seppe rilasire la china fino a raggiungere l’insperato undicesimo posto della serie a português, e la semifinale della Taça de Portugal, cioè la coppa nazionale. Poi il sacro amor col Porto, con cui conquistò ben quattro tituli in una sola stagione, compresa l’Europa League. Postilla: oltre all’ìmmenso Falcao, in quella stagione fu straordinario l’apporto e il supporto di un certo Guarin. Il nome vi dice qualcosa? Le vittorie sulla panchina dei ‘Dragoes’ lo spinsero fino a Londra, sponda Chelsea, lì dove il suo maestro ha lasciato un’impronta indelebile nel cuore dei tifosi londinesi.

LA ROTTURA – Nel momento del trasloco da Oporto alla città del ‘Big Ben’ si ruppe qualcosa, o meglio dire tutto tra i due: tra Villas Boas (rinominato ‘Special Two’, forse per disprezzo) e Mourinho. Colpa di entrambi, forse: l’ex assistente, desideroso di staccare il suo cordone ombelicale con il burbero José, decise persino di abbandonare il manager dei manager, Jorge Mendes, legato a doppia mandata (tra commissioni, percentuali e affini) con l’attuale allenatore del Real Madrid. Questo, ma può darsi ci sia dell’altro ben più serio, ha definitivamente inclinato il rapporto tra i due, ora scoppiato e logoro come quello di una coppia cinquantenne separata dopo 30 anni di difficile convivenza. Villas Boas combinò solo disastri al Chelsea: la sua idea, non completamente sbagliata, era quella di rivoluzionare l’intera rosa, di epurare i ‘vecchi’ senatori dello spogliatoio dei ‘blues’, che solo qualche mese più tardi dall’inizio della sua avventura gliela fecero pagare amaramente: come? Andando dal riccone Abramovich e chiedendo in dote la sua testa. I ‘Blues’ poi vinsero la Champions, una beffa incredibile per il ‘meno’ Special.

“V” PER MOURINHO – Nel marzo 2012 la vendetta (secondo ‘Tuttosport’): Moratti, vicino ad esonerare il quarto allenatore (Ranieri) dopo il ‘triplete’ chiama Mourinho e gli chiede: “Senti José, che ne dici se chiamo per la mia Inter il tuo amico Andrè?”; JM: “Amico? Massimo, lascia stare. Villas Boas non è da Inter“. Consumata cattiveria, o consiglio amichevole? Sospettiamo qualcosa, ma è meglio lasciar stare. Il resto, è storia recente: il patron nerazzurro dirotta sullo ‘stratega’, vero o presunto, di casa: Stramaccioni. Ingaggio bassissimo, pretese irrisorie. Tra l’altro, e con questa chiudiamo, il rampollo Andrè, oggi manager felice e contento del Tottenham – ha costruito una squadra compatta e bella da vedere – fu vicino alla panchina interista anche nell’estate 2011 (Branca lo voleva a tutti i costi per iniziare un nuovo ciclo), ma i 15 milioni di clausola rescissoria richiesti da Pinto da Costa, patron del Porto, fermarono sul più bello Moratti, già in fase di austerity e ridimensionamento.

 

Raffaele Amato