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Inter, ennesima lezione europea

Il tabellone del 'White Hart Lane' (Getty Images)

INTER, ENNESIMA LEZIONE EUROPEA / MILANO – Non è la prima, probabilmente nemmeno l’ultima. Se non cambieranno le cose, se la squadra resterà tale, e se al massimo cambierà tre o quattro giocatori la prossima estate, i tifosi interisti dovranno mettersi l’anima in pace: una mano sul cuore e una davanti agli occhi. Assistere a tale scempio tecnico, ma soprattutto agonistico, non avrà fatto piacere a nessuno. Né ai poveri commentatori, quelli obiettivi, né a Massimo Moratti (and family), spettatore non pagante ieri al ‘White Hart Lane’, e primo responsabile del tracollo sportivo, che ha origini lontane. La sua Inter è stata strapazzata dal Tottenham (3-0), squadra veloce, compatta, che pratica un gioco semplice: interdizione a centrocampo, fraseggi rapidi, movimenti coordinati – avevano sempre un uomo libero da marcature – e manovra ampia: le fasce, era prevedibile avendo a disposizione esterni come Walker, Lennon e così via, sono state il loro punto di forza, e di conseguenza il debole dell’Inter, ma anche il male minore. Zanetti-Alvarez e Juan Jesus-Pereira, coppie male assortite, goffe e fisicamente di un’altra categoria, ovviamente inferiore, agli esterni inglesi: fustigatori delle loro facce assopite.

Bale ha spodestato l’orrida linea centrale dei nerazzurri, Cambiasso e Gargano sono stati letteralmente sovrastati dalla brillantezza e dai riflessi, come quelli di un grande portiere, dei mediani in divisa bianca, Dembelé e Parker, ottimi giocatori diventati maestosi nel confronto con i due spaesati di turno: perché è sbagliato, lapalissiano, puntare su un trentatreenne a corto di fiato e con malanni continui, soprattutto nei palcoscenici europei; e su un uruguagio dai piedi rudi, un umile gregario che a Milano è stato scambiato per un gemoetra aspirante architetto. Poi c’è il giovane (Kovacic), quello pagato tanto, ma che oggi non vale certo più di un Benassi: il croato è stato centrifugato in una squadra lenta, prevedibile e arrendevole. Attendiamo, però, di veder da lui un pizzico di personalità in più; di verve, come dicono i francesi.

Così come da Cassano, anche se le speranze sono poche: l’attaccante barese, dai grandi numeri ma dall’andatura cadenzata, non è proponibile a certi livelli e a ritmi di gioco così alti. E’ pur vero che, in particolare nel primo tempo, sia stato l’unico a smuovere le sicurezze della retroguardia londinese, inoperosa, eccezion fatta per le due grandi occasioni capitate sui piedi di Alvarez (un manichino) e Palacio. Stramaccioni, almeno nell’undici iniziale, non poteva fare altrimenti. Spaventa, pero, questo lassismo dei suoi giocatori, non concentrati in una partita comunque importante e prestigiosa. Ha, forse, preparato la gara nel peggiore dei modi, presentandosi nella conferenza stampa della vigilia con queste parole: “Onoreremo al massimo la partita di domani, ma il nostro obiettivo primario resta il terzo posto in campionato“. Insomma, una resa anticipata. L’ennesima: tra Schalke 04, Marsiglia e Tottenham, l’Inter negli ultimi tre anni ha subito 12 gol nelle sfide europee a eliminazione diretta. Avvisaglie, quindi, ce n’erano già state: ma, evidentemente, qualcuno ha preferito cambiare canale, e allenatori, anziché intervenire in modo diretto, e anche brusco, su una rosa d’altri tempi: su una squadra, ormai, anacronistica.

 

Raffaele Amato