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Un anno di Inter: Stramaccioni, Ranieri e Moratti

Andrea Stramaccioni (Getty Images)

INTER, STRAMA CONFRONTO PASSATA STAGIONE / MILANO – Confusione, ‘non’ gioco, idee zero: sulla brutta e perdente Inter di Stramaccioni si è detto tutto. Andando a fondo della crisi nerazzurra, scopriamo, per esempio, che le differenze, nei numeri, tra la squadra attuale e quella della passata stagione, sono pressoché minime. E’ vera una cosa: l’Inter di oggi ha sei punti in più rispetto a quella di Ranieri, soffermandoci sulle rispettive 28esime giornate: 47, contro i 41 del 2011-2012. Il distacco dal tanto agognato terzo posto, ora è inferiore: -4 (dal Milan), contro i -7 (dalla Lazio). Alla nona giornata di ritorno, la annichilita e scoraggiata truppa di Strama occupa il sesto posto in classifica; è a pari punti con i biancocelesti di Petkovic, quest’ultimi in vantaggio sui nerazzurri – al momento – per ciò che concerne gli scontri diretti (1-0 all’Olimpico). Rispetto alla scorsa stagione, la ‘Beneamata’ ha ottenuto due successi in più (14 vs 12), gli stessi pareggi (5 vs 5), e solamente due sconfitte in meno (9 vs 11). Ha, però, subito un gol in più: 37 contro gli allora 36. E segnati sei in più: 44 a 38. Inferiore, il distacco dalla prima: 15 oggi (dalla Juventus), 19 nel 2011-2012 (dal Milan).

BUON COMPLEANNO – Il 18 marzo 2012, l’Inter di Ranieri pareggiò in casa contro l’Atalanta (0-0), ieri quella di Stramaccioni ha perso al ‘Meazza’ contro il già salvo Bologna (0-1). Nella giornata successiva, ‘Tinkerman’ sedette  per l’ultima volta sulla panchina interista: perse, infatti, 2-0 (senza storia!) contro la Juventus di Conte. Il giorno successivo alla alzata di bandiera bianca in quel di Torino, Moratti ufficializzò l’arrivo del giovane Stramaccioni, a quel tempo tecnico della Primavera, fresca vincitrice della troppo pubblicizzata ‘NextGen Series’. Domenica prossima (a Genova contro la Sampdoria), quindi, il ‘rampollo’ romano, 37 anni lo scorso 9 gennaio, spegnerà la prima candelina sulla torta del ‘Biscione’. A meno che Moratti non decida di rovinargli la festa.

 

Raffaele Amato