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Inter: Stramaccioni-Combi, ennesimo round

Andrea Stramaccioni (Getty Images)

INTER NERVI TESI STRAMACCIONI DOTTOR COMBI / MILANO – Il secondo, il terzo. O chissà, il quarto; magari il quinto. Insomma, anche quando non gioca l’Inter fa notizia. Nel bene o nel male. Spesso in negativo, e non sempre i colpevoli sono i giocatori che vanno (e perdono) in campo. Protagonisti, almeno per quel che è accaduto sabato, sono Andrea Stramaccioni, il dottor Franco Combi e l’argentino Ricardo Alvarez. Quest’ultimo è il malcapitato di turno, o meglio l’attore non protagonista. Gli interpreti principali della faccenda sono i primi due, l’allenatore e il medico del club nerazzurro, nonché della famiglia Moratti, legati da stima reciproca e profonda amicizia. Combi ha infatti superato indenne tutte le ‘guerriglie’ interne, sportivamente parlando, avute con allenatori del passato: Zaccheroni, Mancini, Benitez, Mourinho. Passerà senza lividi, probabilmente, anche quelle che sta avendo con Stramaccioni.

L’ultimo diverbio, l’ennesimo tra i due (sulla stregua del recupero “lento” degli infortunati), pare sia avvenuto attorno alle 16 di sabato scorso. L’allenatore interista aveva inserito tra i convocati il trequartista Alvarez, seppur le condizioni fisiche dell’albiceleste non fossero le migliori: ma sul pullman che poi avrebbe portato l’Inter a Genova, ‘Ricky Maravilla’ alla fine non ci è salito. Motivo? Combi ha bloccato poco prima la sua partenza per la trasferta ligure a causa di un risentimento al bicipite femorale destro (fonte: ‘Corriere dello Sport’) evidenziato dagli esami svolti dopo l’allenamento. Tale problema, che non gli aveva permesso di giocare contro il Bologna nell’ultima di campionato, non era stato considerato così grave dal mister del ‘biscione’, che appunto lo aveva collocato alle 12.30 nella lista dei reclutati per la delicata sfida contro la Sampdoria. Stramaccioni non ha mandato giù il rospo, anzi pare se la sia presa abbastanza: questo è l’ennesimo round in atto tra i due, che coinvolge anche la stessa dirigenza (vedi il ‘caso’ Carew). A Moratti, ora, il compito di ricucire gli strappi. Se vorrà.

 

Raffaele Amato