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Inter, Cambiasso: “Facchetti un esempio, il trofeo più bello…”

Esteban Cambiasso (Getty Images)

INTER PARLA ESTEBAN CAMBIASSO / MILANO – Dal 2004 a Milano. Tifosi increduli, non lo conoscevano abbastanza. Per non dire nulla affatto. Eppure, quella ‘cabeza’ quasi pelata aveva già indossato maglie pesanti: Independiente, River Plate, soprattutto Real Madrid. L’Inter lo tesserò a parametro zero, dietro consiglio di Fabio Capello, suo grande estimatore, al presidente Massimo Moratti. In otto stagioni di nerazzurro Cambiasso ha vinto tutto: 5 scudetti, 4 Supercoppe Italiane, 4 Coppe Italia, una Champions League e un Mondiale per Club. La voglia di vincere è ancora tanta, seppur l’età, da circa due stagioni, incomincia a farsi sentire: “Il mio percorso è stato strano: ho fatto il settore giovanile in Argentina in anticipo in tutte le under. Nel ’95 arrivarono a casa mia i dirigenti dell’Ajax, ma per un discorso più familiare che sportivo dissi di no. Poco dopo arrivò il Real Madrid, tutto fu diverso, e non solo per il prestigio. Io e mio fratello ci allenavamo nella squadra B, poi dopo due anni pensavo di giocare in prima squadra, ma così non fu. Sembrava che la mia carriera si stesse fermando, anche se c’erano richieste di prestiti dal mio Paese, così sono tornato in Patria: dopo tre anni all’Independiente e uno al River Plate, tornai nel Real Madrid Campione d’Europa in carica: fu davvero una grande soddisfazione”.

Il contratto con le ‘Merengues’ sta per scadere; a un tratto, la chiamata inattesa, l’Inter: “Sin dal giorno della presentazione, in cui c’erano solo 2-3 giornalisti, mi ricordo che mi chiedevano ‘che sei venuto a fare‘ e risposi che volevo contribuire ai successi del club. Allora era impensabile rimanere qui per tanti anni. Ricordo che nel mio primo giorno c’era al mio fianco Giacinto Facchetti: lui era uno che parlava poco e faceva molto; bisognerebbe prenderlo come esempio. Poi sono arrivati i momenti difficili dopo il ‘Triplete’, che è stata una cosa unica in Italia e rarissima in Europa:abbiamo lasciato l’asticella un po’ troppo alta. Crespo mi disse: ‘non tutte le stagioni iniziano con il ritiro e finiscono con il pullman scoperto per i ‘festeggiamenti’. Gli ultimi anni all’Inter sono stata la consacrazione assoluta: tutti i sogni che avevo quando arrivai 9 anni fa si sono realizzati, nessuno poteva immaginarlo. Siamo partiti dal basso vincendo una Coppa Italia, poi una Supercoppa e lo Scudetto a tavolino, fino al grande anno del ‘Triplete’, seguito dal mondiale per club”.

Ventitré trofei conquistati in carriera, Cambiasso è fra i primi argentini al mondo come numero di competizioni vinte: “Ricordo tutti quelli vinti e tutti quelli che ho sfiorato, come le finali di Coppa Italia con la Roma. Quello a cui sono più legato è il Mondiale Under 20: è il periodo in cui hai più sogni di calcio, io avevo 16 anni e puntavo al massimo. Perdevamo e io segnai in finale. Sullo stesso piano metto il primo scudetto in campo con l’Inter, vinto a Siena: appena arrivato capii che i tifosi lo volevano. E ovviamente la notte di Madrid: se lo scudetto era una cosa aspettata da anni, la Champions era un sogno“, ha concluso il ‘Cuchu’.

 

Raffaele Amato  Maurizio Russo