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Inter, Icardi lancia la sfida: ma non è l’erede di Milito

Mauro Icardi ('sampdoria.it')

INTER MAURO ICARDI FUTURO EREDE MILITO / MILANO – Da bambino ha giocato ovunque, in tutti ruoli possibili. Come tutti, d’altronde. Non è quest’aspetto che fa di Mauro Icardi un ragazzo speciale. Anzi, un bomber speciale. Sono le sue qualità pedatorie e da autentico goleador ad aver convinto l’Inter, lesta e lungimirante in tal occasione, ad acquistare senza inutili giri di valzer il suo cartellino. L’investimento è stato elevato: 13 milioni di euro. Una somma vicina a quella elargita lo scorso gennaio per Mateo Kovacic, certezza assoluta per il futuro nerazzurro. Una delle poche, potremmo dire. Icardi nasce a Rosario, provincia argentina di Santa Fe, il 19 febbraio 1993: calcisticamente parlando cresce e sboccia nell’Unión Deportiva Vecindario, club spagnolo attualmente militante nella Tercera División, una sorta di Seconda Divisione italiana. E’ in Spagna che il suo talento balza agli onori della cronaca locale, o meglio degli osservatori di zona. Nella Patria delle ‘Furie Rosse’ vi si stanzia con famiglia fin dall’età di 5 anni: nelle Canarie, più precisamente, tenne fissa dimora. Fin quando, un bel giorno, arriva la chiamata inattesa, ma in fondo sperata: quella del Barcellona. Il curriculum prima di approdare in blaugrana è già ricco. Di gol, ovviamente: quasi 400, tra realtà e leggenda in sei anni con la maglia dei ‘Blanquinegros’.

In terra catalana non sfonda, arranca, l’ambientamento non è dei migliori e la concorrenza è enorme. Seppur tempo prima avesse rifiutato la corte del Real Madrid, giunto in anticipo sulle sue tracce: “L’esperienza è stata personalmente e tatticamente incredibile: al Barça mi hanno aiutato a maturare, ho raggiunto questo livello grazie alle tante persone che hanno lavorato al mio fianco”. La prima squadra non arriva, così compie un altro cambiamento drastico per la sua vita di atleta: lascia la Spagna e approda in Italia. In prestito alla Sampdoria, che lo riscatterà a fine stagione 2011 per circa 400.000 euro. Una sciocchezza, visto il rendimento di O cañito. In Liguria soffre alla prima stagione, tant’è che esordisce solo allo scadere del campionato di serie B. Sì, ma col botto: trova subito il gol, quello decisivo per la vittoria finale sul Modena, regalando alla compagine blucerchiata tre punti d’oro per il raggiungimento degli insperati play-off. “In Italia guardano molto il fisico piuttosto che la tecnica individuale. Io ho la capacità di combinare le due caratteristiche, il che credo mi renda un buon giocatore per il calcio italiano”, dichiarò tempo fa a ‘prossimicampioni.com’. L’esordio in serie A giunse a settembre, contro la Roma: 1-1 fu il risultato finale. Due mesi dopo il primo sigillo in massima serie. Icardi sceglie la serata migliore, la più calda: nel derby della Lanterna lascia l’impronta finale, nel 3-1 conclusivo.

L’apoteosi a fine gennaio. Quaterna storica contro il Pescara, la consacrazione dell’argentino. Avversario stasera dell’Inter, club di cui è notoriamente tifoso, per quel che vale nel calcio di oggi, in cui approderà al termine di questo campionato. Designato erede di Milito, ma i due non si assomigliano per nulla. L’argentino più giovane è una classica punta centrale: forte fisicamente (181 cm, 75 kg), bravo nel dribbling e implacabile quando ha la porta davanti a sé. Milito è meno potente, ama spaziare per tutto il reparto offensivo, giostrando a suo piacimento il movimento sia dei centrocampisti, ovvero di coloro predisposti ad accompagnare le punte, sia dei suoi compagni di ruolo. Certo, ambedue occupano gli stessi spazi; il ‘Principe’ ed ‘El Niño del partido’ preferiscono agire come unico riferimento offensivo, sfruttando nel contempo il prezioso lavoro di seconde punte particolarmente dedite al rifornimento di preziosi assist: Cassano in nerazzurro, Sansone nella ‘Doria’. I due attuali partner offensivi, gli ideali, del vecchio (ora infortunato) e giovane goleador. Presente e futuro: “Il mio calcio somiglia molto a quello di Batistuta“, ha precisato Icardi. Una certezza: il domani dell’Inter, comunque vadano le cose, sarà argentino.

 

Raffaele Amato