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Inter: fortuna cieca, lungimiranza assente

Andrea Stramaccioni e Marco Branca (Inter.it)

INTER FORTUNA CIECA LUNGIMIRANZA ASSENTE / MILANO – Condannati alla mediocrità. Sentenza severa, ma non siamo stati noi i giudici: hanno fatto tutto loro, dall’alto di una presunzione senza precedenti. Moratti, la dirigenza, Stramaccioni e gli infortuni. Gli ultimi saranno i primi. Quanti ne ha patiti l’Inter in questa stagione: otto, nove, quanti? Più che sfortuna, un cataclisma. I più pesanti nel 2013. A Diego Milito, in una partita pressoché inutile contro il Cluj, gli si son rotti i legamenti, negli scampoli finali della gara con la Sampdoria, dove lui si è reso portagonista assoluto realizzando una decisiva doppietta, Rodrigo Palacio ha subito una lesione al bicipite femorale della coscia sinistra. Non gliene va bene una ai nerazzurri. E’ stata cieca, nei versi della ‘Beneamata’, questa maledetta fortuna. Già, ma in questa stagione non è stata l’unica grande assente. Una società così importante deve prevedere per tempo ciò che potrebbe accadere, oltre che adeguarsi e agire nel verificarsi di determinate situazioni: ovvero, deve essere lungimirante.

Ebbene, l’Inter non lo è stata affatto. Nella primavera della scorsa stagione ha rinnovato i pesanti contratti in scadenza di giocatori come Chivu e Samuel, 32 e 35 anni, pur sapendo benissimo che le condizioni fisiche dei due difensori, soprattutto quelle perpetuamente malandate del rumeno, non fossero più all’altezza della situazione, in previsione di un processo di rinnovamento sbandierato ma praticamente mai cominciato, se non con l’acquisto, isolato, del giovanissimo Kovacic, già una certezza. Nella sessione estiva ha pensato bene di puntare sul solo Milito, 33 anni e con un passato ricco di infortuni (oltre che di gol), privandosi di un bomber integro e relativamente giovane come Pazzini: acquistando unicamente ‘El Trenza’, che prima punta non è.

A gennaio l’exploit inatteso per chi non conosce a fondo le dinamiche ‘intermorattiane’: Branca, dietro avallo del tecnico nerazzurro, cede Livaja, uno dei validi superstiti del reparto offensivo, all’Atalanta (per Schelotto), lasciando ulteriormente scoperto l’impoverito attacco interista, rimpilzato i primi del 2013 dal solo arrivo del ‘pensionato’ Rocchi. Dopo essersi accorti dell’incredibile orrore sul mercato, la società tentò l’assalto all’ex centravanti – oggi attore – John Carew: il ‘colpo’ fallì perché lo stato fisico del norvegese avrebbe richiesto troppo tempo per entrare in una forma fisica quantomeno accettabile. Nel 2010, le riserve dei titolarissimi Eto’o e Milito erano Pandev e Balotelli: oggi mancano sia i pilastri sia le cosiddette alternative. C’è ancora chi ha il coraggio di dare la colpa (solo) alla sfortuna?

 

Raffaele Amato