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Inter, progetto e investimenti: così si vince

Massimo Moratti - Getty Images

INTER PROGETTO INVESTIMENTI RICETTA FUTURO / MILANO – I prossimi passi saranno impegnativi, ma non per questo impossibili. L’Inter deve fare in fretta, studiare e crearsi il proprio futuro. Che non può, anzi, non deve, passare dai soli acquisti di giocatori in scadenza di contratto, o di coloro che col calcio italiano non hanno la benché minima dimestichezza. La stagione se l’è portata via il vento, l’obiettivo minimo della stagione, ovvero il terzo posto, è ormai una chimera: lontanissimo, distante otto punti, quando al termine del campionato mancano solo sette giornate. La società non può più perdersi in polemiche arbitrali che lasciano il tempo che trovano, soprattutto se a farle, a parte le esternazioni di Moratti e Stramaccioni, sia un presentatore televisivo come Paolo Bonolis, che nessun tremolio ha fatto venire agli incravattati che gironzolano nel Palazzo pallonaro. Che siano il campo, e il mercato, a ridare slancio alla abbattuta Inter, disintegrata in tre anni dalle nefandezze dirigenziali, ordinate e avallate dal vertice o dagli allenatori di passaggio. Il futuro non è perso in partenza, a prescindere di chi siederà l’anno prossimo sulla panchina nerazzurra: Stramaccioni o chi per lui. Certo, se il giovane romano alla fine dovesse restare, sotto l’aspetto della personalità e dell’organizzazione di gioco dovrà cambiare assolutamente registro rispetto a ora.

Partiamo dal progetto: quello sbandierato dalla società nella scorsa estate è spesso apparso fasullo, o quantomeno confusionario. La rosa, non è una novità, non è mai stata completa in ogni suo reparto, sia allo scoccar del 31 agosto sia dopo il gong della campagna acqusti-cessioni di gennaio. I tanto applauditi giovani della Primavera, eccezion fatta per qualche fugace apparizione, non han fatto il balzo in prima squadra, segno che il lavoro svolto nel settore giovanile sia stato mirato più alla mercé di un guadagno presente e futuro che al rafforzamento della formazione maggiore, zeppa di argentini – quasi tutti fuori dal giro della nazionale – o di scarti provenienti da altri club. Serve, a questo punto, una vera rivoluzione nelle strategie, nel programma tecnico. L’ideale sarebbe un assortimento composto da ‘veri’ giovani (18-22 anni), da giocatori già pronti a livello nazionale e internazionale (25-28 anni), e da qualche elemento più esperto in grado di compensare le lacune dei compagni meno navigati, e allo stesso tempo di guidare lo spogliatoio, in collaborazione con l’allenatore.

Qualsiasi progetto ambizioso non potrebbe partire senza investimenti. Pochi, ma buoni. All’Inter del ‘domani’ servirebbero almeno quattro innesti di grande spessore tecnico e caratteriale: un difensore centrale valido e pronto a prendere il posto di Walter Samuel, anche in caso di un’ulteriore conferma dell’argentino, purtroppo non più affidabile causa età e infortuni. Un laterale destro, a meno che non si voglia puntare ancora su Javier Zanetti e Jonathan; un centrocampista bravo a inserirsi negli spazi e a saltare l’avversario, con Kovacic che in tal caso verrebbe confermato nel ruolo di regista; e infine un attaccante completo, oltre Icardi, capace di fare reparto da solo e allo stesso modo di far coppia con le altre punte della rosa. Concetti precisi, idee chiare e programmazione seria: ricette fondamentali, affinché l’Inter possa tornare a vincere, subito o nel giro di due anni, almeno in Italia.

 

Raffaele Amato