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Inter, perché Stramaccioni non deve essere confermato

Andrea Stramaccioni (Getty Images)

INTER FUTURO STRAMACCIONI / MILANO – A chi ha sempre giudicato in buona fede, dispiace vederlo così giù. Dispiace vedere uno Stramaccioni così disperato, sempre alla ricerca di una o più giustificazioni, alcune legittime altre no, per i disastrosi risultati della sua Inter. Il suo anno sulla panchina nerazzurra è stato costellato da pochissimi periodi positivi, il punto più alto lo ha raggiunto il 3 novembre, giorno in cui la sua squadra sconfisse l’allora imbattuta Juventus, e da una miriade di momenti e situazioni negativi. Ha commesso tanti errori, persino il più grave: fidarsi della società.

Dopo 12 sconfitte in campionato, esaminate sempre e comunque con critica obiettiva e mai di parte, 4 in Europa League e 1 in Coppa Italia, la sua avventura sulla sponda ‘bauscia’ del Naviglio dovrebbe concludersi al termine della stagione. Moratti ha tenuto fede, e sta tenendo tutt’ora, alla sua coraggiosa scelta compiuta nel marzo dello scorso anno, quando all’avvilito Ranieri preferì l’entusiasmo dell’allenatore della Primavera, fresco vincitore della NextGen Series, soprannominata, un po’ per convenienza mediatica, ‘Champions League dei giovani’. Al di là dell’ennesima sconfitta, dell’ennesimo rigore inesistente fischiato contro e dell’ulteriore prova fornita ieri della ormai atavica incapacità di recuperare lo svantaggio, l’avventura del tecnico sulla panchina nerazzurra dovrebbe concludersi al termine della stagione. L’analisi: ecco perché Stramaccioni non deve essere confermato.

 

1- Non ha saputo dare una identità alla squadra, né una precisa e definita organizzazione tattica. Anche quando aveva tutti gli uomini a disposizione, ha sempre cambiato, a volte addirittura stravolto, la formazione iniziale.

2- Ha avallato fin troppo, o in taluni casi ‘indirizzato’, scelte di mercato (Cassano, Livaja-Schelotto, Coutinho) che hanno evidentemente indebolito la già lacunosa rosa dell’Inter: oltre che, di fatto, cambiato in corso d’opera il progetto tecnico (o presunto tale) del club. “Sulle potenzialità di Coutinho non ho mai avuto dubbi e nemmeno sugli altri tre under 21 che sono scesi in campo (Livaja, Garritano, Juan Jesus): bisogna solo avere il coraggio di farli giocare e noi lo facciamo, anche grazie all’ottimo lavoro del settore giovanile”, Stramaccioni dixit dopo il successo a Baku in Europa League.

3- E’ stato fin troppo aziendalista: “A 36 anni ha avuto l’occasione di allenare l’Inter, lo capisco. Come sarebbe potuto andar contro al presidente? Me lo ha anche detto”, Sneijder pensiero. In passato l’Inter ha ottenuto semplici successi e straordinari trionfi grazie alle presenze e personalità di allenatori-gestori-manager come Mancini e Mourinho (e in presenza di rose molto più forti), che oltre ad ‘allenare’ han fatto da autentici ‘tutor‘ alla società, mai forte e brillante, persino negli anni d’oro, sul mercato e sotto l’aspetto mediatico. Le antiche lotte contro il ‘potere’ di Moggi e compagnia bella furono in passato messe in atto da Mancini, non da Moratti, giusto per fare un esempio: stesso discorso per il cosiddetto ‘potere arbitrale’, scardinat0, almeno a parole, sempre dall’ex tecnico di Jesi e in aggiunta dallo ‘Special One’, uomo tuttofare che seppe nascondere gli storici problemi societari.

4- Ha gestito con troppa sufficienza la preparazione atletica della seconda parte di stagione; concedendo, giusto per ricordare qualche smemorato, troppi giorni di riposo tra Natale e Capodanno (Guarin e Pereira gli unici ad allenarsi anche nei giorni di ‘vacanza’). La squadra riprese poi la preparazione solamente pochi giorni prima della delicata trasferta di Udine (6 gennaio), conclusasi con un netto 3-0 in favore dei bianconeri di Guidolin.

5- Ha perso troppe partite e subito moltissimi gol: 12 solo in campionato (in una mediocre serie A), 5 in casa e 7 in trasferta. 45 reti subite, 50 quelle realizzate.

6- Non ha più credibilità all’interno dello spogliatoio, né la fiducia della società. Moratti (presidente, dietro di lui c’è il vuoto, che i tifosi dovrebbero comunque appoggiare e tenersi stretto), almeno a parole, crede ancora in lui. Soprattutto per una mera questione di comodo: per difendere anzitutto se stesso, visto che un anno fa lo ingaggiò per sua precisa e ferrea volontà; perché sul mercato, forse, non ci sono alternative che lo facciano impazzire; perché quelle di prestigio costano e pretendono garanzie; perché Stramaccioni, rispetto a tutti gli allenatori disponibili, percepisce uno stipendio molto basso (circa 700mila euro, a salire, fino al 2015).

7- Perché alle prime sconfitte della successiva stagione, verrebbe certamente esonerato.

8- Perché non ci sono speranze, la società non si rinnoverà, né assumerà, come dovrebbe da tempo, un grande manager in grado di ‘proteggere’ ambiente e allenatore dagli attacchi interni ed esterni. In virtù di ciò, all’Inter ci sarà bisogno di un allenatore capace di operare ad ampio raggio, e di incidere, in modo proficuo e con autorevolezza, anche su questioni extracampo.

 

Raffaele Amato