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Serie A ed Europa League, pochi spiccioli per l’Inter

I giocatori dell'Inter (Getty Images)

INTER SERIE A EUROPA LEAGUE / MILANO – La serie A e l’Europa League, ammesso che la squadra di Stramaccioni riesca (o voglia) davvero a conquistare un posto nella seconda competizione continentale, non potranno garantire soldi a sufficienza all’Inter per la campagna acquisti futura, la quale si baserà, come sempre, sulla generosità del presidente Moratti, ultimamente venuta meno causa innalzamento debiti soprattutto nelle stagioni successive alla conquista della Champions League.

SPICCIOLI ITALIANI – I nerazzurri attualmente stazionano al settimo posto del campionato, un punto sopra la Lazio, ottava, uno e due punti rispettivamente dietro a Udinese e Roma. Lontanissime, Fiorentina (+8) e Milan (+9), in lizza per un posto in Champions League. Se la classifica dovesse restare tale anche al termine delle trentotto giornate, la ‘Beneamata’, in base alla ripartizione dei diritti tv, la quale premia in minima parte anche la posizione ottenuta in serie A – 47 sono i milioni (ovvero il 5%) che dovranno spartirsi le 20 squadre di massima serie – , dovrà ricevere come ‘premio’ una vera e propria miseria: appena 3,2 milioni di euro, secondo un calcolo effettuatto da ‘Repubblica.it’. Solo trecentomila euro in più dell’ottava classificata, duecento e quattrocento mila in meno rispetto alla sesta e alla quinta. Alla prima classificata, pensate un po’, un bonus di 4,5 milioni.

EUROPA DI SERIE B – L’Europa League, lo abbiamo sentito dire da quasi tutti gli addetti ai lavori, è una vera seccatura per i club italiani. Per un motivo molto semplice, che poco o nulla ha a che vedere con l’aspetto puramente tecnico, o con lo scontato minor prestigio rispetto a ‘mammasantissima’ Champions League. La ‘lunga’ coppa non arricchisce le tasche dei nostri club, circa 1,5 milioni di euro in caso di accesso ai gironi, poco più di 3 milioni giungendo ai quarti, 12 milioni (non proprio da buttare, visto i tempi) in caso di finale. Niente a che vedere con i 30 milioni che si otterrebbero dalla partecipazione alla grande Coppa: più di 8 milioni solo per l’ingresso nella fase a gruppi.  L’Europa League è, insomma, una manifestazione di serie B, senza fascino e senza appeal economico. Andrebbe modificata, o quantomeno rivista dai ‘santoni’ in giacca e cravatta che gravitano nell’orbita Uefa.

 

Raffaele Amato