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Napoli e l’Inter del ‘rivalutatore’ Walter Mazzarri

Walter Mazzarri (Getty Images)

INTER TATTICA WALTER MAZZARRI / MILANO – Dall’ottobre 2009 al maggio 2013 è stato quasi un vice-Re di Napoli, meno milionaria rispetto agli anni d’oro di Corrado Ferlaino, ma forse più pragmatica grazie al proficuo lavoro, strutturale e organizzativo, messo in atto da Aurelio De Laurentiis, che quando tace è meglio per tutti. Unico trofeo in bacheca sotto la gestione Mazzarri: una coppa Italia, vinta, comunque, battendo in finale la neo scudettata Juventus. Come si è detto in tutte le salse, il WalterOne di San Vincenzo arriva al posto giusto nel momento giusto. Dopo, ovvero, una catastrofica stagione in cui l’unico a pagare davvero, finora, è stato lo sprovveduto Andrea Stramaccioni, che ha fallito su tutti i fronti, sportivo e gestionale, in collaborazione con società e Moratti, assenti negli istanti chiave di una stagione (molti), presenti per autoincensarsi del buon lavoro svolto (assai pochi).

Accodiamoci alla massa, che in questo caso ha tutte le ragioni di questo mondo: Mazzarri nell’ultima decade della sua carriera non ha mai toppato una stagione. Anzi, è stato bravo ad affibbiarsi da solo l’etichetta di ‘rivalutatore’. Ha, cioè, rimesso in piedi giocatori accantonati dai suoi predecessori colleghi, o mezze figure spaesate e senza alcuna identità tecnico-tattica. Bravo e permaloso, la convivenza con l’ambiente interista – che non lo ha mai amato, tutt’altro – e con il presidentissimo – che lo stima, non di più –, sarà certamente molto effervescente.

IL MODULO – Le alchimie tattiche del Napoli che fu di Mazzarri erano tante. Il punto di partenza era e sarà, nell’Inter, la difesa a tre. Indigesta, più di quanto possa sembrare, al Moratti regnante, il che vuol dire non solo al ben noto Massimo. Tre dietro, in maglia azzurra: Paolo Cannavaro al centro, Britos o prima ancora Aronica a sinistra, Campagnaro il terzino destro. L’argentino lo vedremo anche a Milano, ma c’è da precisare una cosa: Hugo, per gli amici, è stato e sarà la colonna portante del credo mazzarriano. Perché in grado di dare carattere e forza all’intero reparto, ma anche di dar vita alla manovra offensiva.

A Napoli, più della metà delle azioni partivano dai suoi piedi. Infatti, nel corso di una gara, come spiegato anche dallo stesso tecnico, la squadra campana era solita cambiare modulo, anche per pochi istanti, passando anzitutto alla difesa a quattro. Ecco cosa avveniva nel corso di una gara, quando il pallino del gioco era fra i piedi dei giocatori azzurri: Campagnaro si allargava, e come un pendolo oscillava da autentico laterale sulla fascia destra; al contempo, la posizione di Maggio si faceva più offensiva. Britos, già in quella a tre quasi incollato a Cannavaro, si stringeva;  Zuniga a sinistra; il blocco in mezzo, composto da Dzmeaili e Behrami diventava ancor più granitico: i due mediani, nei ripiegamenti difensivi, indietreggiavano al limite del pacchetto arretrato, trasformando la retroguardia da tre a cinque; Hamsik (11 gol e 21 assist in questa stagione) e Pandev erano soliti scambiarsi zona sinistra e zona centrale, sempre qualche metro oltre il centrocampo, evitando di dare all’avversario punti di riferimento. Cavani (36 gol), come nel 3-4-1-2 o 3-4-2-1, la punta di diamante, pronta a sfruttare o ad aprire spazi per i suoi compagni.

Per essere precisi e pignoli: 3-4-1-1-1, il modulo su carta. Schieramento a palla ferma: 3-4-2-1. Senza palla: 3-2-3-1-1. Con la palla: 4-2-3-1. La campagna acquisti dovrà consegnare a Mazzarri almeno due mediani – a Napoli, fatto fuori Inler, agivano in mezzo Dzmeaili e Behrami: Nainggolan e proprio lo stesso centrocampista svizzero, sarebbero i tasselli ideali. Difficile che possa schierare sia Guarin sia Kovacic dal primo minuto, in tal caso la fase difensiva ne risentirebbe troppo. Il croato o il colombiano (da inquadrare tatticamente, una impresa) potrebbero agire qualche metro più in là rispetto ai due mediani, in una posizione ‘libera‘ da grandi impegni tattici e di marcatura. Fondamentali, si è detto a tutte le latitudini, i laterali. Ranocchia centrale, non come quest’anno terzino destro, potrebbe rinascere. Fiducia, davanti, a Icardi. Palacio il partner giusto, attaccante di raccordo e, in assenza di Milito, il regista del reparto offensivo.

BOZZA di INTER (3-2-3-1-1): Handanovic; Campagnaro, Ranocchia, Juan Jesus; Nainggolan, Behrami; Pereira, Kovacic, Basta; Palacio; Icardi

 

Raffaele Amato