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Inter, applausi per Zanetti e le due correnti di pensiero

Javier Zanetti (Getty Images)

INTER JAVIER ZANETTI / MILANO – Gli interisti sono per la maggior parte spaccati in due opposte fazioni: pro e contro Javier Zanetti, freschissimo di rinnovo con l’Inter. La prima, rivendica l’assoluta importanza – anche alla soglia dei 40 anni – del capitano argentino, a Milano fin dal lontanissimo 1995, quando alla Pinetina si presentò con una borsa della spesa, al cui interno vi erano le sue scarpette da calcio: un gesto sempre vivo nella mente di tutti. A quel tempo la passerella fu tutta per l’altro più famoso albiceleste, tale Rambert, un attaccante famoso soprannominato ‘Avioncito’, ovvero aeroplanino. Il presunto campione con la maglia nerazzurra fallì clamorosamente, mentre quell’ingenuo e sprovveduto ragazzino, all’epoca ventiduenne, col passare degli anni scrisse la storia della ‘Beneamata’, con cui finora ha vinto – ricordiamo solo i titoli principali – cinque scudetti, una coppa Uefa, una Champions League e un Mondiale per Club.

La seconda, è fermamente convinta che dietro alla ‘maschera’ da bravo uomo ed eccellente padre di famiglia, vi sia invece un personaggio ‘scomodo’ e alquanto dannoso per l’Inter, che dopo la conquista del famoso ‘Triplete’ ha smesso di investire – nel senso vero del termine -, affidando in tutto e per tutto le sorti sportive della squadra a un gruppetto di cosiddetti ‘senatori’, perlopiù argentini, i quali per un tornaconto personale condizionerebbero pesantemente le scelte di mercato e a specchio quelle del malcapitato allenatore di turno.

La verità, come in tutte le cose, probabilmente sta nel mezzo. Con la sua voglia di battere ogni ‘record’ – sarà complicato, se non impossibile, raggiungere e addirittura superare quello del maggior numero di presenze in serie A stabilito da Maldini (647 contro i 603 dell’interista); è in testa (845), invece, nella graduatoria delle presenze con la maglia nerazzurra -, ha assunto una posizione assai egoistica, quasi come a metter davanti al tanto decantato ‘bene’ del club, premi e onori personali che potranno solamente abbellire la sua già ricca bacheca e far aumentare a dismisura la claque dei suoi sostenitori, fra i quali timbrano spesso cartellino anche molti addetti ai lavori: cosa si fa per una intervista.

Ma le colpe dei fallimenti interisti post-lacrime di Mourinho non posso addebitarsi a  Zanetti, né agli altri cosiddetti ‘capoccia’ dello spogliatoio (Cambiasso, per esempio). Le responsabilità maggiori le ha esclusivamente la società, che per negligenza, scarsa competenza e poca moneta, da tre anni a questa parte non è stata in grado di costruire una squadra competitiva, almeno per l’Italia, non staccando il cordone ombelicale con quei giocatori – tra i quali lo stesso Zanetti – ormai demotivati e fisicamente finiti. In conclusione: Zanetti, più o meno da due anni e forse incosciamente, ha usato l’Inter solo per cementare e far brillare ulteriormente il suo ego – il prolungamento di contratto non arrecherà comunque alcun danno a Mazzarri -, l’Inter nello stesso tempo ha usato lui (e i pesanti contratti degli altri famosi senatur) per giustificare i non successi e le scellerate campagne acquisti.

 

Raffaele Amato