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Inter, il colpevole non è Chivu

Cristian Chivu (Getty Images)

INTER CHIVU / MILANO – L’indiscrezione ‘mercatara’ è giunta ieri pomeriggio, ma le nubi sul futuro di Cristian Chivu si erano addensate mesi orsono. La prova inconfutabile è arrivata dopo l’incontro del difensore rumeno, alla soglia dei 33 anni, con il ministro dei contratti dell’Inter, Rinaldo Ghelfi. All’uscita dal tranquillo, si fa per dire, colloquio, Chivu è apparso quanto mai imbufalito, arrabbiato comunque con la società, sicura questa volta – dopo input di Mazzarri – di interrompere una volta per tutte il matrimonio, vissuto tra alti e bassi, infortuni (moltissimi) e trofei. La rabbia dei tifosi nerazzurri, desiderosi di vedere nella prossima stagione una squadra priva della zavorra senatori (Zanetti e Cambiasso restano intoccabili), si è subito scatenata contro il centrale di Resita, colpevole di pretendere per l’eventuale e richiesta risoluzione del contratto – in scadenza nel 2014 – l’evergreen buonuscita. Protagonista, per chi se ne fosse dimenticato, nell’interruzione dei legami professionali con altre vecchie glorie del recente passato interista: da Julio Cesar a Lucio, prossimamente ne trarrà beneficio anche Dejan Stankovic. Nei rapporti lavorativi, aspetto fondamentale per dirsi addio consensualmente, tra abbracci e finti baci, gradevoli all’immagine di club e giocatore: in questo modo qualche tifoso si riesce a fregarlo.

Quindi, legittima e doverosa nella fattispecie. Chivu un anno fa ha prolungato (era in scadenza) la sua avventura con l’Inter: senza pistole puntate alla tempia dei dirigenti, senza chissà quale manovra mediatica – anche se l’agente Becali tentò di far credere che sul suo assistito ci fossero i migliori club del mondo, pronti a pagarlo quanto o più dell’Inter (a proposito, anche oggi ha parlato) -, tale da obbligare Moratti o il suo fido Branca ad apporre la firma su un rinnovo a dir poco stridente, visto lo scarso contributo del giocatore, costretto a rabberciare qualche presenza per poter dire a se stesso, ‘sono ancora un atleta’. Si potrebbe dare la responsabilità di tale scelta al povero Stramaccioni, che in realtà disse sì a una decisione già presa dalle alte cariche, intenzionate a puntare sull’usato (malridotto) sicuro anziché tentare strade nuove, forse più tortuose ma certamente meno dispendiose, economicamente parlando. In definitiva: è colpa dell’Inter se Chivu ha vestito la maglia nerazzurra per un altro anno, collezionando la miseria di 15 presenze (1004 minuti), e se lo stesso difensore pretende adesso una sostanziosa buonuscita (più di 2 milioni, come da ultimo anno di contratto) per svuotare il suo armadietto alla Pinetina. Ma è facile, per molti, prendersela con il giocatore, tanto più se poco amato e scarsamente utile alla causa.

 

RAFFAELE AMATO