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Attesa derby d’Italia: Inter contro Juventus, le Sfide nella sfida

Alvarez contro Marchisio (Getty Images)

INTER-JUVENTUS / MILANO – Sabato pomeriggio lo stadio ‘Meazza’ non darà alcun verdetto definitivo. In sintesi: Inter e Juventus, che si incontreranno nella terza giornata di campionato, nelle successive trentacinque partite faranno, a meno di clamorosi scivoloni e/o miracoli, una serie A quasi a parte. I bianconeri, da soli o al massimo con il Napoli, concorreranno per il titolo – sarebbe il terzo negli ultimi tre anni – mentre i nerazzurri per un piazzamento europeo. Il sogno di Moratti e l’ambizione realistica di Mazzarri è l’agognato terzo posto, a oggi – e al netto degli entusiasmi dopo i sei punti conquistati nelle prime due partite – complicato da raggiungere, tenuto conto della concorrenza, rafforzatasi a dovere nell’ultimo calciomercato. Inter contro Juventus sarà un involucro di numerose sfide… nella sfida: dal portiere all’attacco, passando per difesa e centrocampo.

NUMERI UNO – Gigi Buffon da una parte, Samir Handanovic dall’altra. L’allievo, virtuale, e il maestro. Il portiere bianconero non è più quello di qualche anno fa, pesanti gli infortuni subiti – spalla ed ernia del disco -, veloce e inarrestabile l’avanzar dell’età: 36 anni il 28 gennaio prossimo. Da conto l’esperienza e l’affidabilità nelle parate semplici, quelle in cui si misura la vera bravura di un portiere. Lo sloveno, invece, è l’opposto: silenzioso, all’apparenza freddo e asettico. Più spumeggiante dell’estremo difensore juventino, meno continuo nell’arco di una stagione. Anch’egli affidabile e concreto, spettacolare proprio se deve. Ha dalla sua l’età (29 anni), potrà migliorare e perfezionarsi senza però raggiungere il maestro.

LE DIFESECampagnaro ha fatto fare il salto di qualità alla retroguardia nerazzurra. Che non farà affidamento su Samuel – non in condizione dopo l’infortunio muscolare negli Stati Uniti -, bensì sulla ritrovata giovinezza mentale e fisica di Ranocchia, al centro di una difesa che può contare sull’esplosività e imprevedibilità, nel bene e nel male, di Juan Jesus, oggi più leggero nei movimenti ma ancora poco affidabile – nei ‘fondamentali’ e come concentrazione – nell’arco dei novanta minuti. La Juve, invece, ha una difesa solida e coesa: Barzagli è il vero faro, Bonucci e Chiellini (uno dei punti deboli) le sue braccia. Farà forse panchina Ogbonna, di sicuro migliore dei due.

CLASSE E SOSTANZA – Il trio bianconero è due-tre categorie sopra di quello ‘Bauscia’: c’è il vecchio Pirlo in cabina di regia, classe e geometrie al servizio del gruppo. Ai lati il ‘sostanzioso’ Vidal, migliorato sotto l’aspetto tecnico, e Paul Pogba, che all’immenso talento sa abbinare potenza e personalità da veterano. Di fronte, l’intelligenza e scarsa mobilità di Cambiasso; a cui aggiungere la dirompenza selvaggia di Guarin e l’inventiva di Alvarez, tra i più in forma della nuova Inter. L’argentino è bravo nell’ultimo passaggio e a districarsi nelle pieghe della mediana: alla tecnica ci ha aggiunto voglia di fare e sacrificio, il mix giusto per elevarsi a giocatore da prestigiosi palcoscenici. Senza dimenticare Kovacic, talmente bravo da far sembrare facili anche le giocate più difficili.

GLI ATTACCHI – Mazzarri, almeno in questo momento, può fare affidamento sul solo Palacio. La ‘treccia’ ha innalzato il suo tasso tecnico in queste prime due stagioni all’ombra della Madonina. Seconda punta in origine, da mesi e mesi sta giocando con continuità da unico terminale dell’attacco, oggi ancora orfano del Milito dei tempi migliori. Due gol alla Juve nella stagione scorsa, aspettando la valorizzazione di Icardi e Belfodil. Carlitos Tevez, sponda ‘Vecchia Signora’, è il fuoriclasse tanto atteso. Potenza, facilità a dribblare nello stretto e capacità di trascinare verso la gloria tutti i suoi compagni. Eccellente visione della porte. Tecnica e personalità stellare, ha vinto ogni trofeo, dal Brasile all’Inghilterra. Sarà difficile da contenere, anche perché non dà punti di riferimento. Il resto degli attaccanti a disposizione di Conte sono buoni ma non eccelsi: Quagliarella, Vucinic, Giovinco o Llorente. Questi nomi non fanno paura, gli occhi saranno (e dovranno essere) tutti per l’Apache.

 

Raffaele Amato