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Inter: lo strano caso del ‘Cigno di Grosseto’ e la riscossa dei bidoni nerazzurri

Marco Branca (Getty Images)


INTER MARCO BRANCA ACQUISTI
 / MILANO – Nel bene e nel male, Marco Branca ha fatto la storia dell’Inter: dapprima da calciatore, con 52 presenze e 23 reti tra il 1995 e il 1998, poi come dirigente. Dopo una breve esperienza come capo degli osservatori, infatti, nel 2003 Branca divenne direttore dell’area tecnica nerazzurra insieme a Lele Oriali. Dieci anni di grandi successi, ma anche di tonfi inaspettati e di fallimenti clamorosi.

COSTRUZIONE –  Poco dopo l’insediamento di Branca, l’Inter acquistò Julio Cruz e Dejan Stankovic. Il 2004 fu l’anno del capolavoro Cambiasso, prelevato a parametro zero dal Real Madrid, ma anche di Sinisa Mihajlovic e Juan Sebastián Verón, arrivati gratuitamente da Lazio e Chelsea. Nel 2005, il mercato portò a Milano Walter Samuel e lo sconosciuto portiere brasiliano Julio Cesar, che di lì a poco scavalcò Toldo nelle gerarchie di Roberto Mancini. L’anno successivo, l’Inter soffiò alla Juventus Zlatan Ibrahimovic, che a suon di prestazioni mostruose e gol da cineteca portò i nerazzurri a vincere tutti i trofei nazionali, ed il ‘carneade’ brasiliano Maicon, pagato 6,8 milioni di euro e divenuto poi il miglior terzino destro al mondo.

BRANCA E MOURINHO – Nel 2009 all’Inter teneva banco il problema della mancanza di un difensore centrale e di un centrocampista in grado di costruire gioco. Mourinho, per ovviare a queste lacune, aveva esplicitamente richiesto alla società i suoi vecchi pupilli Carvalho e Deco. Arrivarono invece Lucio e Sneijder, entrambi a prezzo di saldo, ed insieme agli altri nuovi acquisti (Milito, Eto’o, Thiago Motta) portarono l’Inter a conquistare il Triplete. Sarebbe andata a finire nello stesso modo se Branca e Oriali avessero assecondato le richieste di Mourinho (che peraltro l’anno precedente aveva insistito per avere Mancini e Quaresma, rivelatisi flop clamorosi)?

ERRORI – All’Inter Branca si è reso artefice di grandi colpi di mercato, ma anche di scelte meno fortunate: Van der Meyde, RivasSuazo o Wome non saranno mai ricordati con grande nostalgia dai tifosi del ‘Biscione’. Al di là degli errori, poi, Branca ha sempre avuto difficoltà nel piazzare i giocatori in esubero: il mercato lento delle ultime stagioni è diretta conseguenza di questa pecca.

CONTESTAZIONI – Dopo l’addio di Mourinho, il ridimensionamento dell’Inter è stato evidente. Nell’estate del 2010 il mercato nerazzurro non fu assolutamente degno di una squadra appena laureatasi Campione d’Europa, e nel corso delle sessioni successive è divenuta via via più evidente la mancanza di un vero e proprio progetto. La cessione in comproprietà o a titolo definitivo di giovani talenti come Santon, Coutinho, Livaja, l’acquisto di Forlan, gli azzardi di cui la società si rese responsabile puntando su giocatori ritenuti inadeguati (Alvarez, Jonathan, Castaignos, Zarate, Silvestre e via dicendo), sono solo alcune delle mosse che hanno portato i tifosi a criticare pesantemente l’operato della dirigenza nerazzurra. Il capro espiatorio del malcontento generale è stato, per ovvie ragioni, proprio Marco Branca.

RISCOSSA – I nomi di Jonathan ed Alvarez sono l’emblema delle critiche rivolte a Branca negli ultimi due anni. Nell’ottobre del 2011, proprio in risposta a chi lo bistrattava per l’acquisto dei due sudamericani, Branca disse: “Io faccio il mio lavoro. Alvarez lo ricomprerei oggi stesso, e vedrete che anche Jonathan dimostrerà il suo valore“. Se fossero sinceri apprezzamenti o solo parole di circostanza, è impossibile dirlo: alla luce delle recenti prestazioni di Ricky e Johnny, sembra però giusta una piccola nota di merito per il dirigente toscano. Ora che Walter Mazzarri ha riportato l’ordine e la tranquillità dei tempi migliori, non ci si può che augurare che i due sudamericani continuino su questa strada.
Per Branca, però, potrebbe non bastare: paradossalmente, proprio nel momento della rinascita nerazzurra, sembra avvicinarsi inesorabile la fine del suo rapporto con l’Inter. Pare che Thohir gli preferisca un certo brasiliano…

Alessandro Caltabiano