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Jonathan: “Voglio chiudere la carriera qui, magari da capitano. E su Maicon…”

Jonathan ('sportmediaset')

Jonathan (‘sportmediaset’)

INTER INTERVISTA JONATHAN / APPIANO GENTILE Da ranocchio a principe azzurro, anche se a differenza delle favole non esiste nessuna principessa pronta a baciarlo. La pozione magica l’ha trovata Walter Mazzarri che, con il suo incantesimo, ha consegnato all’armata nerazzurra un nuovo Jonahtan. L’esterno brasiliano si sveste, così, da bidone per vestirei panni di indiscusso padrone della corsia di destra nerazzurra, perché in fondo qualcosa di buono doveva pur avere per arrivare all’Inter. Passata la tempesta, Jonny si gode la quiete,anzi gli applausi di San Siro: chi lo avrebbe mai detto!

L’esterno brasiliano si lascia andare in una lunga intervista torna a ‘InterNOS’ programma che va in onda su Inter Channel,parlando a 360° della sua rinascita,dei colleghi,di Mazzarri e tanto altro. Si parte subito con la rinascita sotto la guida del tecnico toscano : “La mia esperienza simile a quella di Alvarez? Ci sono dei giocatori che iniziano subito a fare bene in una nuova squadra, altri che hanno bisogno di tempo. Io e Ricky siamo arrivati entrambi in una squadra di grandi campioni, una squadra che aveva appena vinto tutto e non era facile per noi inserirsi. Poi quando la squadra va bene, i singoli vanno bene, ma se una squadra va male, tutti hanno fatto male”.

Sabato sera a San Siro arriva la Roma e Maicon, ultimo gladiatore della fascia destra nerazzurra, potrebbe non farcela: “Lui è un grande calciatore, ha vinto tutto qui all’Inter. Non è facile per uno che non hai mai giocato nel calcio italiano fare bene subito. Sicuramente abbiamo qualità diverse, lui avrà certe qualità e io delle altre. Se chiuderò anche io la carriera alla Roma? Ma no, io spero di finire la mia carriera qui, mi sento bene qui, chissà che un giorno non diventi capitano…“.  Un altro brasiliano cerca di insidiarlo, anche se attualmente Mazzarri non gli ha dato tante chance: “Wallace? Fino a qui ha giocato poco, ma in allenamento si vede che ha qualità per giocare all’Inter e per questo l’Inter lo ha portato qui. Deve crescere ancora perchè è arrivato dal Brasile e, come è accaduto con me, deve migliorare tatticamente e tecnicamente. Credo, però, che ogni volta che è entrato in partita ha fatto bene. Quello che manca di più a noi brasiliani è proprio la tattica perchè in Brasile il calcio è più fisico”.

Come Walter Mazzarri sia riuscito a trasmettergli la fiducia necessaria per tornare a fare bene, è lo stesso Jonatha a spiegarlo: “Lui è un uomo di quelli che dicono tutto in faccia. Questo rapporto che ha lui con noi calciatori, quando ti chiama nel suo ufficio e ti parla guardandoti negli occhi, ti trasmette molta fiducia perchè lui ti fa sentire importante. E tu dici: il mister sta puntamendo su di me e io non posso sbagliare perchè devo ripagare la sua fiducia. Penso ogni giorno che lui sia un grande perchè il lavoro che lui fa ogni giorno è importante”.

E da piccolo…: “Da bambino non mi piaceva andare a scuola, volevo sempre giocare a calcio. Se andavo a scuola era per vedere le ragazze o giocare con gli amici. Mia mamma veniva sempre a prendermi a un campetto che c’era vicino casa e si arrabbiava. Se non avessi fatto il calciatore veramente non so che cosa avrei potuto fare. La mia famiglia mi ha aiutato, quando volevo andare via dall’Italia, mia madre mi ha detto che dovevo superare anche questo momento come già era accaduto in Brasile”.

L’intervista di Jonny, intanto, scivola via tra l’ammissione dell’essere scaramantico ed un disastro in cucina, prima di lasciarsi alle ultime battute: “Il numero uno al mondo? Dico Messi perché tutto quello che gli altri fanno con due gambe, lui è in grado di farlo con una gamba”. I tifosi: “A me piace fare autografi per loro e fare delle foto con in tifosi perché loro sono l’anima di una squadra. Sono parte integrante di questo mondo”. Obiettivi e voto personale: “Spero di poter raggiungere un posto in Champions League. Per quanto riguarda il mio voto mi do un Sette, sette e mezzo”. Indimenticabile la prima a San Siro: “Mi si è stretto lo stomaco, poi è andata com’è andata. In una partita ho pensato veramente che dovevo andare via. Era Sampdoria-Inter, quella scivolata che ho fatto in area non mi era mai successa prima. Avevo cambiato le scarpe, pensavo andassero meglio quei tacchetti e invece…”. Chiusura sulla nazionale: “Credo che tutti i giocatori che giocano in una grande squadra di club pensino alla Nazionale, ma so che nella nazionale brasiliana ci sono tanti campioni. Nel mio ruolo c’è Alves o c’è Maicon. Io lavoro per far bene e se un giorno ci sarà la possibilità di andarci in un’occasione sarei felice”.

Luigi Perruccio