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Inter, giocatore e allenatore: tra patrimonio e punti in classifica

Kovacic e Totti (Getty Images)

Kovacic e Totti (Getty Images)

INTER KOVACIC MAZZARRI / MILANO – Molto spesso gli allenatori vanno oltre, facendola fuori dal vaso. Ovvero antepongono al giocatore, quasi sempre il più bravo della rosa a loro disposizione, le proprie fissazioni (nel vero senso della parola) tattiche. Così facendo, combinano due guai: rovinano e tappano le ali del giocatore, che è anzitutto patrimonio sportivo ed economico del club; impediscono alla squadra, privata delle qualità del miglior singolo, di ambire a traguardi che normalmente sarebbero raggiungibili. Un po’ tutto questo, fatte le dovute proporzioni e considerando la variabile infortuni, che da qualche anno si abbatte come un fulmine a ciel sereno (o nuvoloso) su Appiano Gentile, sta accadendo tra Walter Mazzarri, allenatore, e Mateo Kovacic, giovane ‘architetto’ croato per il quale la società Inter spese nel gennaio di un anno fa 15 milioni di euro, compreso bonus e le famose commissioni.

L’ex stellina della Dinamo Zagabria ha cominciato male la nuova stagione, questo perché nei primi giorni di ritiro in quel di Pinzolo accusò uno stiramento al retto femorale della gamba destra, che inevitabilmente ha frenato la sua escalation nelle gerarchie del sanvincenzino. Dopo esser tornato a disposizione, però, Kovacic ha sempre trovato difficoltà d’impiego, motivate a volte a ragione a volte a torto da Mazzarri che, sull’altare dell’equilibrio tecnico-tattico (sacrosanto, ma c’è un limite a tutto), gli ha finora preferito i muscoli e la discontinuità di buoni – ma non eccelsi – elementi come Guarin e Taider, o l’intelligenza e la lentezza di Cambiasso, sempre più intoccabile nel suo undici ideale. La sensazione è che, al di là delle convinzioni o meno del tecnico, o dello stato psico-fisico del giocatore (è un po’ giù di morale), Kovacic mal si adatti all’attuale assetto della squadra nerazzurra, in particolare alla presenza di una linea mediana a tre.

Il croato, come tra l’altro accade nella sua Nazionale, dà il meglio di sé in un centrocampo con due interpreti; lui e un altro, meglio se incontrista e bravo nelle due fasi. Impensabile, o giù di lì, immaginarlo nelle vesti di trequartista, perché al momento non ha le necessarie capacità d’inserimento negli ultimi metri – si muove solo con la palla fra i piedi – e una buon se non ottimo tiro. Non è, per intenderci, l’Hamsik che Mazzarri ancora si sogna di notte. Non è il Pirlo che sognano i tifosi interisti. E’ un interno dal penultimo passaggio. E’, per concludere, il fiore all’occhiello di questa povera Inter, e quindi va tutelato e messo nelle condizioni migliori dal proprio tecnico. Il quale deve adattarsi e adattare il suo gioco a lui, alle sue caratteristiche fisiche e tecniche, magari cambiando (in parte) modulo. Perché se continua ad avvenire il contrario, a perderci sarà solo l’Inter. Milioni di euro e punti in classifica.

 

Raffaele Amato