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Inter, Mazzarri e le critiche: e se la colpa non fosse sua?

Walter Mazzarri (Getty Images)

Walter Mazzarri (Getty Images)

INTER CRITICHE MAZZARRI / MILANO Un inizio di campionato che nessuno avrebbe mai immaginato,dopo il nono posto con Andrea Stramaccioni in panchina. Da lì proclami ed applausi per Walter Mazzarri, capace di aver dato un volto nuovo all’Inter,una vera fisionomia, un’impronta di gioco, capace di far rinascere i brutti anatroccoli Alvarez e Jonathan, capace di far brillare una formazione che, nel mercato estivo, non ha poi portato sotto la ‘Madunina’, giocatori di spessore. A distanza di qualche mese, l’Inter non sa più vincere. E allora giù con le critiche: Mazzarri da fenomeno ritorna ad essere normale, l’Inter da sorpresa a squadra mediocre, con tante amnesie e troppi limiti.

Fin troppo facile puntare il dito contro Mazzarri, senza dare un giusto profilo di tutto il contesto Inter. E se non fosse (mai stata) colpa degli allenatori?, si domanda il sito ‘Sportmediaset’. “Da qui all’estate 2011, indietro nel tempo. Quel tempo vincente che si è fermato lì, con la Coppa Italia di Leonardo, dopo il Triplete di Mourinho e i trionfi di Mancini, sette stagioni e 15 trofei: un’ingordigia nerazzurra, sapendo vincere tutto e anche seminando primati di punti in campionato, nonché l’unico Triplete della storia del calcio italiano. In quell’estate 2011, che pure aveva conosciuto il lampo di Rafa Benitez, discusso e detestato e comunque capace di vincere Supercoppa italiana e Intercontinentale, è cominciato il declino dell’Inter.
In panchina si sono succeduti Gasperini, poi Ranieri, quindi Stramaccioni e ora Mazzarri. Ovvero: un tecnico (Ranieri) che ha guidato grandi squadre; un altro (Gasperini) di lunga militanza e di saggezza tattica; un terzo, Stramaccioni, ottimo teorico, ma alle prime armi; un quarto, Mazzarri, di cui si conoscono i pregi mostrati soprattutto al Napoli e di cui purtroppo si ammirano, oggi, i difetti. 
E’ un processo involutivo comune a tutti e quattro, dopo lampi di euforia, momenti in cui si dice: ecco, questa è l’Inter bella e tosta, bimestri in cui succede di vincere sette partite su sette; e poi flop, tutto si spegne e si cade nel tragicomico. La squadra sbanda, la difesa no esiste più, ci si mette anche il portiere a regalare gol, la nevrosi s’impadronisce del gruppo e la faccia degli allenatori mostra l’amara piega di chi pensa: ma io, qui, che cosa ci sto a fare?
E’ l’espressione che aveva Mazzarri, durante Inter-Parma; e quella che avevamo visto di Stramaccioni e di Ranieri e anche di Gasperini. Per dedurre che non sono gli allenatori a governare il gruppo-Inter, a dominarne gli impeti, i pregi e difetti, bensì il contrario. E’ il gruppo-giocatori-Inter a imporsi, a dettare le fortune/sfortune di chi li allena ogni  giorno, a far sembrare scarsi tecnici vincenti, a rovesciare la vocazione di Mazzarri, per esempio, che ha sempre saputo esaltare la fase difensiva, fase che nell’Inter di oggi ha aspetti sconcertanti.
E’ solo un sospetto, è l’idea che s’ìnsinua perché se in questa squadra non funziona nemmeno Mazzarri c’è da immaginare che non vada bene nessuno. Perdipiù con una dirigenza che è tutta da capire, con Moratti presidente onorario soltanto e Thohir a Giacarta che può dire e fare quello che può, per stimolare il gruppo. Ovvero poco”.

Ad oggi, tra le tante verità, all’Inter sembra mancare una corretta organizzazione societaria, guidata da un uomo di polso. Una persona competente, in grado di coordinare la struttura in modo da farla funzionare correttamente. Troppo facile dare le colpe a Mazzarri, senza ammettere che, negli ultimi tre anni, il mercato dell’Inter è stato disastroso. Troppo facile dare le colpe a Mazzarri quando ti ritrovi senza attaccanti. Troppo facile dare le colpe a Mazzarri quando nell’Inter di oggi, senza offendere nessuno, soltanto pochissimi giocatori avrebbero potuto indossare la maglia nella stagione del ‘Triplete’. La realtà è che tutti sono colpevoli per il ruolo che svolgono. Allora viene da chiedersi: “Perché non dare la colpa ad una dirigenza che negli ultimi anni ha portato a Milano giocatori come Mudingayi, Schelotto, Kuzmanovic, Andreolli, Belfodil, Wallace, Pereira, Rocchi, Gargano, e chi più ne ha più ne metta?”. Troppo facile dare le colpe a Mazzarri!!!

Luigi Perruccio