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Dall’attacco alla difesa: il Napoli (contro l’Inter) di Benitez

I giocatori del Napoli (Getty Images)

I giocatori del Napoli (Getty Images)

NAPOLI-INTER / MILANO – Il Napoli è uscito dalla Champions League, per colpe (avrebbe dovuto giocarsi meglio la trasferta di Dortmund) e sfortuna: terza con 12 punti, una cosa mai vista nella coppa dalle grandi orecchie. Quindi contro l’Inter, domenica sera al San Paolo, avrà presumibilmente la testa sgonfia dalle scorie europee e un bel po’ di adrenalina, o rabbia, da scaricare contro i nerazzurri di Walter Mazzarri, l’ex da quelle parti un po’ rimpianto. Così dicono. Lo scontro diretto arriva alle pendici del Natale, ovvero della sosta, nel momento meno sereno per entrambe. Diciamo, per virare su questioni tattiche, di precario equilibrio. L’Inter di oggi è la groviera di ieri: squadra disconnessa, lunga e col solito problema, c’è da anni, dell’errato approccio alla partita. Per dire, deve prima beccarne uno per iniziare a giocare. Così non va bene. Così non potrà andar bene contro la formazione (4-2-3-1) di Benitez, la quale applica un gioco arioso, largo e continuo. Difende (adesso) molto male, ma nelle transizioni attive è rapida e concreta. Davanti, può contare su quattro mezze punte, intercambiabili tra loro: Insigne, che per alzare il suo rendimento, oltre che giocare di più, dovrebbe forse esser posizionato più vicino alla porta (togliendolo dalla fascia), Mertens, Pandev e Callejon. Quest’ultimi sono più incisivi sotto porta (6 gol il macedone, 9 lo spagnolo) ma per la retroguardia interista, non una gheparda, risulterebbero più incontrollabili i primi due: lo scugnizzo e il piccolo belga, ancora a fasi alterne dopo i positivi campionati al Psv, veloci e con estrema facilità aggirano l’avversario.

Davanti a loro, Gonzalo Higuain. Una mezza punta trasformatosi col tempo in prima. Atipica. Un attaccante completo, dinamico, opportunista e di grande valenza tecnica. Sa attaccare lo spazio, ricevere in profondità e giocare per e con il resto della squadra. Le chiavi della mediana, invece, sono di Valon Behrami, un po’ di tutto e di niente anni fa, oggi uno degli interdittori più rognosi e valorosi del panorama europeo. Buona intelligenza tattica, è aggressivo e determinante nella fase di non possesso. Un trascinatore che a Mazzarri farebbe molto comodo, per usare l’espressione pro-Lavezzi. Dietro, c’è il peggio del Napoli: i centrali sono lenti e macchinosi, tutti, a partire dal più affermato Albiol. Sugli esterni: Maggio, che non sa difendere come attaccare oltre a essere poco congeniale alla linea a quattro; e Armero, il sostituto dell’infortunato Zuniga, a tratti goffo e una sciagura per i suoi compagni. L’Inter può far male, amesso che l’atteggiamento e la resa della squadra siano diversi dalle ultime apparizioni, centralmente, con le imbucate di Guarin e Alvarez (meglio da trequartista), o dello stesso Taider (che giocherà sicuramente), e sulle fasce. Jonathan e Nagatomo potranno essere le armi decisive per trionfare al San Paolo. Sicuramente meno di Palacio, l’Higuain dell’Inter o, meglio ancora, il Cavani che fu di Mazzarri. Quattro punti separano Napoli (32) e Inter (28) in classifica. Terza contro quarta, nessuna delle due può permettersi di sbagliare.

Raffaele Amato