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Inter, squadra, allenatore e società senza riferimenti: sostituire Moratti il problema

'Sportmediaset'

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INTER SQUADRA ALLENATORE SOCIETA’ MORATTI / MILANO – 13 gare, 8 vittorie, 4 pareggi e 1 sconfitta. I numeri parlano chiaro, anzi chiarissimo e far finta di nulla sarebbe impossibile. Basta dare un’occhiata alle statistiche dell’Inter, durante la gestione Mazzarri/Moratti, per capire come l’arrivo di Thohir abbia destabilizzato, e non poco, squadra, allenatore e società. Così, se con Moratti la media punti era di 2.15,  l’Inter di Mazzarri/Thohir ha collezionato in 7 partite, 2 vittorie, 3 pareggi e 3 sconfitte, con una media punti di 1.13. Numeri,quelli pubblicati, da ‘Sportmediaset’ che mette a nudo l’Inter 2013-14, nel confine che separa il vecchio e il nuovo: la profonda nostalgia delle 18 stagioni di Massimo Moratti,  i trionfi e le delusioni, ma dal 2005 al 2011 sono state stagioni meravigliose e fa niente se l’ultima con Stramaccioni è andata come sappiamo. E oggi si è capito che non era proprio (tutta) colpa del tecnico romano.

Un’Inter dalla strana duplice identità che è stata l’illusione di settembre-ottobre, e la delusione seguente, che peggiora in questo scorcio d’inizio anno. Perché –e qui sta il problema- il cambio di proprietà ha prodotto smarrimento: nella squadra, nello staff tecnico e anche in quello dirigenziale, crediamo, anche se gli effetti si misurano solo e soltanto sul campo, sulla immediatezza dei risultati, delle scelte e del gioco.
Perdere un riferimento come Moratti è stato un trauma. Cercare i punti d’incontro con Thohir che vive a Giacarta è un tentativo che non si risolve in due settimane e nemmeno in due mesi, con un progetto avviato e che va rivisto e corretto, o comunque rielaborato con le nuove tendenze, le vocazioni e i mezzi  che non sono ancora chiari. Mazzarri  in queste settimane naviga un po’ a vista: nel senso che gli tocca allenare e non solo, parlare da tecnico e da dirigente, affrontare il tema-Icardi e quello arbitrale, raccontare del 3-5-1-1 e delle risorse di mercato, delle due punte e delle strategie quadriennali. Troppo per uno che di mestiere fa l’allenatore; troppo per un club così grande, e che ha sempre avuto bisogno di Moratti, a strettissimo contatto con tutto e tutti, giocatori e tecnico, media e sponsor, calcio-mercato e altri club e Palazzo (un po’ meno, il Palazzo).
Oggi questo riferimento non c’è, e Thohir deve saperlo costruire: una settimana a Milano e due presenze in tribuna non significano niente, per un gruppo guidato per 18 anni in un certo modo. Non è tutto qui il problema di questa crisi in corso, ma questo “vuoto” ha una valenza rilevante, ed è una barriera da superare. Perché Mazzarri ritrovi la normalità del suo lavoro, la squadra le sicurezze smarrite e tutta l’Inter le direttive verso il futuro.
C’è anche una difficile sessione di calciomercato che può rimediare a certe mancanze. Parlare da Giacarta e dirsi delusi, come è ovvio che sia e come sta facendo oggi Thohir, non basta. Soprattutto, non serve.

Luigi Perruccio