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Inter, da Kovacic a Taider: il mal costume dei panchinari

Mateo Kovacic (Getty images)

Mateo Kovacic (Getty images)

INTER KOVACIC TAIDER / MILANO – Abbandonato Appiano Gentile per la rispettive Nazionali, un paio di giocatori dell’Inter, nello specifico Kovacic e Taider, non hanno trovato di meglio da fare che sparlare ai quattro venti e, forse, a microfoni compiacenti, della loro situazione professionale in seno al club. Che, di certo, non è delle migliori.

Il croato, punto fermo della sua Nazionale, è ormai stato messo all’angolo da Mazzarri, il quale lo preferisce ad Alvarez.

A gennaio, poi, è giunto nella Milano nerazzurra un certo Hernanes, rivelatosi subito indispensabile per l’economia di squadra. Senza dimenticare il ‘ritrovato’ Guarin, che peraltro prima dello scambio, saltato, con la Juventus, aveva sempre trovato posto nell’undici interista.

Kovacic è a tutti gli effetti una riserva, nemmeno all’Olimpico, contro la Roma, Mazzarri ha trovato spazio per lui: c’è una certa rassegnazione sotto questo aspetto.

Il classe ’94, “Non sta a me commentare le decisioni del mister, di sicuro lui preferisce lo stile più difensivo, mentre a me piace di più il calcio d’attacco. E’ un momento difficile per me, non ero abituato a stare in panchina”.

Ho bisogno di tempo per riadeguarmi, penso di potercela fare”, ha fatto un po’ di polemica dal ritiro della sua Croazia, il che non migliorerà certo il suo rapporto ‘tecnico-tattico’ con il sanvincenzino, che, in carriera, quasi mai si è affidato ai piedi buoni nel cuore del centrocampo. Kovacic chiederà la cessione? Presto per dirlo.

Non è un bel momento nemmeno per Taider, che invece Mazzarri ha fortemente voluto l’estate scorsa. L’algerino, dopo il buon avvio di stagione, si è perso nei meandri di una squadra che ha fatto e, in parte, fa ancora fatica a trovare il giusto equilibrio.

Taider, a differenza di Kovacic, non è una grande promessa del calcio europeo. Però anche per lui fare panchina risulta abbastanza triste: “Quando sei ambizioso, hai sempre voglia di giocare ogni fine settimana per novanta minuti”.

“E’ la prima volta in stagione che non gioco quattro-cinque partite da titolare, ma ovviamente non faccio drammi”. Pure in questo caso, nessun polverone o chissà cosa.

Chi non gioca, è sempre scontento. Guai se fosse il contrario. Certo, polemizzare una volta lontano dalle grinfie del proprio allenatore, è un mal costume che andrebbe evitato. Ma nell’Era della comunicazione social e, quindi, poco filtrabile e gestibile, tali ‘uscite’ non dovrebbero sorprendere più di tanto.

Ai presunti ‘ribelli’, qualcuno aggiunge anche il forte malessere di Andreolli e Ranocchia, altri due che Mazzarri fatica a considerare.

Il primo, giunto a zero dal Chievo, ha giocato finora solo 10 minuti in campionato e 180 in coppa Italia. Pochino. L’umbro, invece, che ha perso il posto anche nell’Italia di Prandelli, a vantaggio dell’oriundo Paletta, potrebbe rivedere il campo già domenica prossima: causa squalifiche a Samuel e Juan Jesus.

Ma a giugno saluterà l’Inter e Milano. Lo aspetta la Juventus di Antonio Conte. Siamo alle solite.

Raffaele Amato