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Parla Zanetti: “Ora trasmetterò il dna Inter. Il mio erede, Cambiasso e Mazzarri…”

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INTER ZANETTI / MILANO – “Ho pensato di dire ‘basta’ dopo essere ritornato in campo contro il Livorno il 9 novembre: quel giorno, sentendo il boato della gente, ho capito che era la mia ultima stagione. Quando mi ero fatto male, mi ero ripromesso di tornare a giocare una partita e ci sono riuscito”. Così Javier Zanetti ai microfoni di ‘Tuttosport’. L’argentino ha detto addio al calcio giocato dopo diciannove anni di militanza in nerazzurro: “Sarò sempre grato all’Italia, all’Inter e alla famiglia Moratti che mi ha aperto le porte, dandomi fiducia, quando ero nessuno. Per me è un motivo d’orgoglio aver difeso i colori nerazzurri per quasi venti anni e considerando che sono straniero, assume un valore doppio”. Quarantuno anni il prossimo 10 agosto e un futuro ancora da decifrare: “Sto parlando con il presidente Thohir e i suoi collaboratori, ci sono delle idee stiamo gettando le basi. Dopo la carriera che ho avuto, penso che la prima cosa da fare sia trasmettere ai nuovi cosa significa l’Inter. Sono preparato per dare una mano in questo senso, poi strada facendo imparerò a lavorare in altri settori. Senza Facchetti e con Moratti un pò defilato, credo che la missione sia, attraverso la mia immagine, quella di rappresentare l’interista vero, far senitre il dna nerazzurro“.

858 partite con l’Inter, tre momenti rimasti nel cuore: “Il gol a Parigi in finale di Coppa Uefa, la rete di Milito a Siena per lo Scudetto del 2010 con lui che corre da una parte e io dall’altra; la mia faccia quando alzo la Champions“. Zabaleta il suo erede argentino, quello interista invece… “la gente si è affezionata a Kovacic, giustamente perchè al di là delle prestazioni, è giovane bravo e serio. Può ripetere il mio percorso all’Inter, mi auguro che possa rimanere a lungo con noi”. All’Inter si è chiuso un ciclo di grandi successi, è andato via anche Cambiasso: “Il ‘cuchu’ è intelligente, sono sicuro che farà una grande carriera anche nelle vesti di allenatore”. Magari come Simeone? “Il Cholo è un amico, non mi sorprende che sia diventato un grande allenatore perché già in campo era un leader nato. Respirava calcio e si arrabbiava con tutti se non si facevamo le cose che lui pensava fossero giuste. Nonostante sia rimasto solo due anni, Simeone ha lasciato un segno all’Inter: aveva e ha un dna nerazzurro”. Dna che, per la maggior parte degli interisti, non ha Walter Mazzarri: “Il mister ha le sue idee, si è reso conto durante la sua prima stagione di quali siano le difficoltà nell’allenare l’Inter, ma adesso inizierà un nuovo anno con giocatori che conosce e altri che ne arriveranno. Farà bene”.

Da Moratti a Thohir, l’Inter riuscirà a tornare grande? “Il neo presidente sta conoscendo il calcio italiano, non è facile arrivare da così lontano ed essere subito pronto. Ci sono delle dinamiche da comprendere e lui stesso le sta vivendo sulla propria pelle. Ma il suo obiettivo è far rimanere l’Inter al top e io sono a sua disposizione. Però Moratti c’è ancora: l’Inter è stata, è e sarà sempre la famiglia Moratti…”, evidenzia Zanetti prima di esprimere due desideri: “Sarebbe bello se la società ritirasse il mo numero e belissimo se un giorno la indosssasse mio figlio Tomas. Il più piccolo, quello più appassionato di pallone”.