“Era l’8 giugno del 1998 (io avevo 19 anni), quando Giacinto Facchetti venne a Sesto San Giovanni allo stadio ‘Breda’ per partecipare ad una manifestazione di beneficienza ed io, che giocavo nella squadra di calcetto della mia città, riuscii a sedermi di fianco al ‘Cipe’. Tra un’azione e l’altra parlarai un po’ con lui e la cosa che mi colpì maggiormente fu la sua semplicità, la sua disponibilità e la sua serenità. Era l’anno del famoso rigore non dato per il fallo di Iuliano su Ronaldo a coronamento di una stagione di torti arbitrali clamorosi e quando gli dissi che ci avevano rubato lo scudetto, Facchetti rispose con un sorriso che metteva tranquillità, anche se traspariva un certo rammarico in quel suo ‘Ma non sei contento che abbiamo vinto la Coppa Uefa? Ci proveremo l’anno prossimo’. Alla fine della manifestazione gli chiesi se poteva fare una foto con me e, pur essendo un po’ di fretta, si fermò e mi concesse lo scatto… Questo era Facchetti: quel quarto d’ora a discutere con lui per me oggi vale più di qualsiasi Coppa, Campionato o trofeo“.
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