INTER, PARLA IVAN CORDOBA / MILANO – E’ finita un’era, è finito un ciclo di successi. E’ finita anche la carriera di Ivan Cordoba. Il colombiano ha disputato l’ultime gare con la maglia nerazzurra nella tournée indonesiana, che ha avuto tanto seguito, grazie all’affetto e al tifo incredibilmente numeroso e rumoroso del popolo asiatico. Cordoba ha lasciato un segno tangibile nel cuore di tutti i tifosi, indimenticabile l’ultima passerella nel derby dello scorso 6 maggio: “I miei compagni mi fecero una sorpresa – ha raccontato a ‘La Repubblica’ – Nel riscaldamento scesero in campo con la maglia numero 2. L’Inter è una famiglia, magari incasinata e pazza, ma comunque piena di tanti valori”. Un rapporto splendido con tutti, una stima profonda per l’uomo che è al comando da tanti e tanti anni, Massimo Moratti: “E’ come una mamma – ha confidato Cordoba – Nei momenti di difficoltà ci ha sempre incoraggiato, ha sempre riempito d’affetto ognuno di noi”. Tanti allenatori, tanti i periodi brutti e tantissimi quelli belli, come dire che ne è passata di acqua sotto i ponti: “Quando arrivai all’Inter, c’era molta confusione. Con Cuper le cose migliorarono molto, poi ovviamente ci furono i successi, la Champions League, il Mondiale per Club”.
Toh, arriva lo Special One e tutto cambia. I nerazzurri sul tetto d’Europa, la leggendaria Inter del Triplete: “Una volta ebbi un forte scontro con Mourinho – ha raccontato il colombiano – Dopo una brutta sconfitta a Bergamo, ci disse bruttissime cose, tipo ‘voi non avete vinto niente, quel poco lo avete ottenuto grazie a un tribunale’… Io lo attaccai, gli risposi che non poteva permettersi di dire certe cose, che non era a conoscenza di quanto fosse accaduto in Italia. Lui si arrabbiò, ma alla fine capì. Fu un insegnamento per lui – ha aggiunto – Da quel giorno iniziò la costruzione della grande Inter, di quella che vinse tutto, la squadra del Triplete“. Quanti campioni sono passati sotto i suoi occhi, dal fenomeno Ronaldo a Roberto Baggio: “Il brasiliano faceva cose impressionanti in allenamento, inimmaginabili. Il più grande però, fu Baggio: soprattutto sotto il profilo umano”. Il domani che verrà, quello di Cordoba e quello dell’Inter: “Quando finisce una generazione, bisogna cambiare. E’ un processo inevitabile. Per adesso, penso alla mia fondazione ‘ Colombia te quiere ver’. Assistiamo 150 bambini, diamo loro almeno un pasto al giorno. E’ sempre un’emozione aiutare chi ha più bisogno, il nostro obiettivo è migliorare la loro vita”.
Raffaele Amato
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