INTER SPROFONDO ROSSO PERDITE IN BILANCIO / MILANO – Come non vincere sul campo, come perdere in bilancio. L’Inter, sembra essere diventata un’esperta sotto tutti e due gli aspetti. Dal punto di vista sportivo sono state fatte analisi su analisi, approdondimenti su approfondimenti: tutti sanno, chi più chi meno, quali siano i problemi tecnico-tattici della squadra nerazzurra, meno i gravi problemi che ripercuotono la società sul piano economico-finanziario. Il ‘Sole 24 Ore’ ha analizzato nei dettagli i conti della Beneamata: 292,4 milioni i costi , 225,7 i ricavi, per un disavanzo complessivo di 83,1 milioni di euro. Cifre mostruose che vanno a sbattere col tanto decantato Fair Play Finanziario, messo in campo spesso e volentieri – a volte a sproposito – dai dirigenti interisti e dal presidente Massimo Moratti. Inter, e non solo: le big del nostro calcio sono in profondo rosso, anzi sprofondo. Per ogni punto conquistato – 58 nell’ultimo campionato – la società nerazzurra ha speso la bellezze di 5 milioni di euro, mentre il Milan, giunto secondo con 80 punti, ha speso 4 milioni e 100mila euro. Numeri che fanno rabbrividire, e che chiariscono ulteriormente il basso livello raggiunto dal calcio italiano, forse arrivato a un punto di non ritorno, a meno che le cose non vengano cambiate in toto. Il miglior club in Italia, dal punto di vista dei conti, è il Chievo di Campedelli: il piccolo ma virtuoso club veronese, ha dichiarato 35,9 milioni di euro di ricavi, al netto di plusvalenze, e a fronte di una perdita – irrisoria – di 300mila euro.
COME RISOLLEVARSI? – I tedeschi insegnano. In Germania hanno risolto – in larga parte – l’annoso problema dei conti in rosso. Come? Evitando di cadere nella tentazione di stipulare contratti a cifre esorbitanti o premi ai giocatori per somme che superano di gran lunga il 50% del fatturato della società. Strategia perfetta, che ha portato la Bundesliga a essere il fiore all’occhiello di tutto il calcio europeo. Ce la farà l’Italia a invertire la rotta? Vedremo. Certamente, ci vorrà un cambiamento totale, a partire da chi governa questo sport, ossia da quei dirigenti che hanno condotto il calcio italiano nello sprofondo più totale.
Raffaele Amato
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