INTER, SOLDI CAMPIONI MASSIMO MORATTI/ MILANO – Già, loro. I soldi e i campioni, uno a braccetto con l’altro, spesso, anzi sempre. Con il campione prima o poi vinci, con i soldi compri il campione, per cui… Sembra un ragionamento lapalissiano, ma a volte vincere è così banale e scontato, più di quanto si possa immaginare. Vincere è tutto, si può in tanti modi diversi, ma mai senza gli interpreti di maggiore qualità, senza la personalità di un grande uomo, prima che un grande campione. Ovvio che tali doti non appartengano a chiunque calchi i campi di gioco, ovvio che giocatori in grado di fare la differenza e di sovvertire un risultato dall’esito scontato se ne contano sul palmo di una mano. In Italia Ibrahimovic e in parte il Milito dei bei tempi, in Europa, i vari Ronaldo, Messi e Rooney. E si spera, con maggiore continuità, Mario Balotelli. Rispetto a ieri, al calcio degli anni ottanta fino a quello del duemila, sono drasticamente diminuiti i cosiddetti ‘fuoriclasse’, o, nel gergo a noi comune oggi, i ‘top player’. Quest’ultimi, proprio perché definiti così, sono pochissimi nel mondo, e, giustamente, hanno un prezzo fuori portata per i club italiani più in voga, Inter compresa. La Juventus, ad esempio, con il possibile arrivo di un top player ci ha costruito, mediaticamente parlando, la campagna acquisti dell’estate scorsa. Dall’arrivo e dal desiderato Aguero, al colpo Vucinic. Di certo, tra i due, la differenza è abissale. In questo inizio di mercato, stessa tarantella: ora van Persie, poi Suarez, forse Higuain. Tre giocatori importanti, senza dubbio. Ma, nessuno di loro, è un fuoriclasse assoluto, nessuno sarebbe capace di farti vincere un trofeo di grande prestigio alla fine della stagione. Come dire, ‘ottimi per la battaglia, non per la guerra’. Menomale, forse perché nessuno ci avrebbe creduto, che l’Inter abbia avuto finora un comportamento assai diverso. E di questo, bisogna darne atto alla società nerazzurra. Poco impeccabile dal punto di vista della comunicazione, molto meglio dal punto di vista del rispetto verso i tifosi. Facile, sparlare e promettere possibili grandi colpi di mercato, approfittando della campagna abbonamenti in atto, o di acquisti roboanti, di top o super-top: più difficile invece, subire le pretese e i desideri legittimi dei tifosi, sapendo che non potranno essere accontentati, né ora, né nei mesi a venire. Moratti in passato non ha mai promesso l’arrivo di un grande campione, o almeno, ha solo dato seguito alle sue voglie, prelevando e portando a Milano elementi in grado di far fare il salto di qualità alla sua squadra. Da Ronaldo a Baggio, passando per Eto’o.
Il presidente dell’Inter ha tanti difetti, soprattutto nel campo della gestione societaria e negli equilibri interni con tecnici e dirigenti, ma non è mai stato un illusionista, anzi. Adesso più di prima, il club nerazzurro ha presentato a tutti la verità, cruda e amara, ma pur sempre verità. Non saranno possibili investimenti di un certo rilievo, lo hanno detto a più riprese sia il patron che il suo fido Marco Branca. Sacrosanto, legittimo, il calcio è cambiato, quello italiano soprattutto. E’ cambiata l’Inter. Senza soldi e senza campioni. Ma non per questo, senza passione.
Raffaele Amato
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