INTER, PARLA JOEL OBI / MILANO – Nome: Joel, cognome: Obi. E’ nato a Lagos, capitale della Nigeria fino al 1991, il 22 maggio di ventidue anni fa. All’Inter per vie traverse dal luglio 2005: “In realtà, sono venuto in italia a 9 anni non per giocare a calcio ma per vivere con la famiglia”, ha confidato il centrocampista ai microfoni di ‘Inter Channel’. A quattordici anni la grande chiamata: “Mi voleva il Parma, ma poi mi prese l’Inter. La società nerazzurra mi ha visto al torneo Scirea e ha contatto il mio procuratore, quando hanno deciso che potevo trasferirmi ero al settimo cielo: il mio sogno stava per realizzarsi, a dir la verità mi importava poco nulla di lasciare la famiglia”. I successi nelle Primavera e quelli in prima squadra (inferiori a quelli ottenuti nelle giovanili) dove finora ha collezionato 30 presenze: “Ho vissuto anni stupendi, insieme con me c’erano Destro e Santon, ragazzi timidi come me: in tre non dicevamo una parola!”. Due grandi amici, il sogno diventato realtà, manca la ciliegina sulla torta: “C’è stata e c’è tuttora anche quella, si chiama Dejan Stankovic, il mio idolo – ha spiegato Obi – Esordii a Brema contro il Werder, era una gara di Champions League, proprio entrando al suo posto. E’ un calciatore fantastico, completo, bravo sia in fase divensiva che offensiva”. Strappo muscolare sul finire della scorsa stagione, maledetta per una serie di motivi, in aggiunta ad altri e continui acciacchi in questa prima parte di campionato, sfortuna o cosa? “Non lo so, di certo si vive male stando fuori. Però, fortunatamente ho la stima del mister e della società” Classica e scontata, ma d’obbligo. Il sogno nel cassetto del giovane Obi? Nessuno in particolare, ripeto, il mio sogno lo sto già vivendo qui all’Inter”.
Raffaele Amato
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