INTER, WESLEY SNEIJDER CASO BRANCA RAGIONI / MILANO – La strategia dell’Inter, velata ma efficace, è palese: mettere spalle al muro Wesley Sneijder, soprattutto, metterlo contro i tifosi. L’opera modesta ha già intrapreso la strada sperata (dalla società), di commenti contro l’olandese, contro l’ex eroe del triplete da sabato scorso se ne leggono a bizzeffe, sbocciati immediatamente dopo l’esternazioni del direttore tecnico Marco Branca: “Wesley fa parte della nostra storia e nessuno lo mette in dubbio ma in questo momento stiamo discutendo con lui una modifica contrattuale che è necessaria. Diamo a lui e al suo entourage il tempo per valutare la nostra proposta. La società e il tecnico sono concordi che finché non ci sarà la serenità del giocatore non ci sarà neanche una conferma tecnica“.
Ma, il contratto a Sneijder di oltre 6 milioni netti – le vere cifre non le sapremo mai! – chi lo ha firmato? I contratti, gli accordi economici e sportivi si firmano congiuntamente, le parti sono sempre due o più. Perché, quindi, pretendere che un proprio calciatore rinunci al proprio ingaggio, abbassandolo, com’è questo il caso, di circa il 30 per cento? Perché non rende come dovrebbe? Perché l’economia societaria non è più quella di una volta? I calciatori, sono dei dipendenti a tutti gli effetti: sono pagati a gran misura perché nel business pallonaro giranto tanti e tanti soldi, in Nba ne girano anche di più, ma da quelle parti nessuno, o quasi, si permette di criticare o addirittura insultare gli atleti milionari. Il contratto è un accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale: ergo, una volta firmato va rispettato. La società nerazzurra potrebbe rischiare una causa per mobbing, visto che l’esclusione dalla formazione, persino dai convocati dell’olandese di Utrecht è solo conseguenza del mancato via libera a un adeguamento al ribasso.
D’altronde, il numero dieci non è l’unico a percepire un elevato stipendio, in rosa ce ne sono tanti altri. Anche la questione del rendimento non regge: allora quando Milito sbagliava l’impossibile davanti la porta, l’Inter avrebbe dovuto ridurre il suo stipendio; oppure, dopo le molteplici nefandezze sul mercato, a Branca si sarebbe dovuto, forse ne avrebbe tratto beneficio il club, forse, tagliare di netto il contratto. Troppo populismo, troppa superficialità sull’argomento. Un po’ di rispetto per i calciatori che, spesso e volentieri, vengono denigrati e screditati sul patibolo severo e molte volte culturalmente esiguo dei tifosi, accecati dalle parole, non sempre con un filo logico, di alcuni dirigenti sprovveduti.
Raffaele Amato
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