INTER GLI ALLENATORI DI MASSIMO MORATTI CUPER / MILANO – Héctor Cúper, il nuovo ‘Helenio Herrera’ nella testa di Massimo Moratti. Nella prima parte vi avevamo raccontato le peripezie di Gigi Simoni, le (dis)avventure di Roy Hodgson e il fallimento della gestione Marcello Lippi (rileggi qui). Oggi, i due anni e mezzo del tecnico argentino nella Milano nerazzurra. Tra cocenti delusioni e il caso-Ronaldo.
L’HOMBRE VERTICAL – Giunse a Milano dopo il fallimento di Marcello Lippi e la ridicola gestione di Marco Tardelli, con l’aura del perdente di successo: a Valencia, con una squadra non fortissima, perse due finali di Champions League consecutivamente, nel 2001 allo stadio ‘Meazza’ e ai calci di rigore contro il Bayern Monaco, l’anno prima in modo perentorio (3-0) contro lo stellare Real Madrid. Alla Pinetina ebbe subito un impatto forte, ricompattando l’ambiente e amalgamando una squadra forte ma incompleta e priva di identità.
IL 5 MAGGIO E LA PRETESA DI RONALDO – Perse uno scudetto incredibile, nell’ormai famoso 5 maggio, che qualche anno più tardi venne smaltito dagli interisti con il primo trofeo – la coppa Italia – del futuro ‘Triplete’, non disponendo per buona parte della stagione del duo potente e ‘gigolò’ Ronaldo e Vieri; al loro posto Kallon e Ventola. In Coppa Uefa la banda dell’argentino si fermò al cospetto del Feyenoord in semifinale. I giorni successivi al clamoroso tonfo dell’Olimpico, Ronaldo (che non sopportava la rigidità del mister di Chabas) a colloquio con Massimo Moratti parlò chiaro: “Cúper dopo il Mondiale non lo voglio più vedere”.
L’ADDIO DEL FENOMENO – Nel bel mezzo dei campionati mondiali in Giappone, l’attaccante verdeamarelo, in albergo, venuto a sapere del rinnovo contrattuale appena firmato dal tecnico del ‘cinque in petto’ negli uffici di Moratti, si imbestialì; il resto è storia. Negli istanti conclusivi del mercato estivo il neo vincitore del mondiale nippo-coreano – e futuro pallone d’oro – scappò a Madrid per circa 40 milioni di euro più il cartellino di Solari.
SFIMAGO – Il secondo anno dell’Hombre Vertical fu sulla scia del primo, ma la Juventus era troppo forte per sperare di riacciuffare lo scudetto perso nell’ultima giornata del precedente campionato: in Champions League sfiorò la finale, pareggiando i doppi impegni infuocati con il Milan, avendo a disposizione i soli Kallon, Martins e Crespo, quest’ultimo fuori condizione dopo il grave infortunio subito a gennaio contro il Modena. Moratti, dopo mille dubbi, lo confermò sulla panchina, per poi pentirsene qualche settimana più tardi. Nell’ottobre 2003 l’esonero, fatali il k.o. nel derby e il pareggio a Brescia. Così il ‘Mago‘, quello autentico, potè ritornare a dormire sonni tranquilli, almeno per i successivi sette anni.
Raffaele Amato
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