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Catania-Inter, Mazzarri: “Se a marzo ci sarà una certa classifica…”

Walter Mazzarri (Getty Images)

CATANIA-INTER, CONFERENZA MAZZARRI / MILANO – Dopo l’esordio vincente contro il Genoa davanti al proprio pubblico, l’Inter va a caccia di conferme nella seconda di campionato sul difficile campo del Catania, che la scorsa stagione arrivò davanti ai nerazzurri. C’è poi un tabù da sfatare: da 10 anni (c’era Cuper in panchina) il club meneghino non vince le prime due giornate di Serie A. Ecco le parole di Walter Mazzarri riportate in diretta da Interlive.it.

“Il Catania può sfruttare l’ambiente caldo, ma noi dobbiamo estraniarci da tutto e fare la nostra partita contro una squadra dai buoni valori tecnici. A Firenze avrebbero meritato di pareggiare, questo la dice lunga sull’avversario che affrontiamo. Ma da martedì i ragazzi si sono allenati bene e siamo pronti. Kovacic? Anche in settimana si è allenato a parte per poter aumentare il minutaggio, ma forse non ha ancora i 90 minuti nelle gambe: uno come lui può servirmi anche nei minuti finali come contro il Genoa. E’ ancora giovane e deve crescere, ma per me la sua qualità va espressa in una zona più avanti del campo: diciamo dalla trequarti in poi. Gli esterni stanno cominciando a capire il lavoro che devono fare e stanno facendo grandi passi avanti, come dimostra il fatto che Jonathan e Nagatomo hanno sbloccato le partite contro Cittadella e Genoa.

La cosa più importante di questa stagione è non aver paura di attaccare, togliersi i retaggi del passato quando si prendeva gol al primo contropiede. Spero che domani si prosegua nel processo di crescita. Milito? Nelle ultime due settimane l’ho visto molto bene, sta crescendo e deve dimenticare l’infortunio. Per questo andrà in Primavera e spero che aumenti il minutaggio. Jonathan? Per lui come per Alvarez vale il detto ‘una rondine non fa primavera’. Sono contento di quello che stanno facendo, ma i giudizi rimandiamoli a più in là. Un allenatore deve far credere ai giocatori che le sue idee sono quelle giuste e mi pare che i ragazzi lo stiano capendo. I tre cambi di qualità freschi contro il Genoa sono stati decisivi: gli altri avevano fiaccato gli avversari, poi loro hanno fatto la differenza. Io faccio sempre i tre cambi, anzi se potessi farei anche il quarto e vista la direzione che sta prendendo il calcio con le panchine lunghe direi che sarebbe anche giusto.

Inter più vicina alla Juventus? I tifosi mi fermano per strada e parlano di anno zero, ma hanno capito il senso giusto di come agire. Pensiamo che questo a crescere partita dopo partita senza fare paragoni con gli altri, nemmeno io so a che punto siamo. Col presidente ci diciamo sempre questo: a ‘San Siro’ ho visto lo stadio vicino ai ragazzi e mi ha fatto piacere. Pensiamo alla nostra squadra, l’Inter deve pensare così. Il calcio non è una scienza esatta, ma ha bisogno delle scienze: io guardo tutto, anche il terreno di gioco, quindi potrebbe ricapitare che facciamo la rifinitura al ‘Meazza‘. Ogni allenatore vorrebbe giocare la palla per 90 minuti. Bisogna equilibrare la qualità al servizio della squadra, cioè pensando anche alla fase difensiva. Non è un discorso a sé stante, affrontando anche le altre squadre, gioca in una determinata maniera. Di base voglio giocare palla a terra, in maniera veloce. Poi devo capire il gruppo ancora, con qualche fantasma da togliersi in base alla scorsa stagione. Per me non conta mai se giochiamo in casa o fuori, una grande squadra ragiona così. Ovvio che una squadra come il Catania spinta dai suoi tifosi potrà partire forte con il pressing alto, ma il nostro atteggiamento non cambia. La squadra ha un po’ di tempo per assimilare le mie idee, per questo dico che ci vuole tempo prima di dare dei giudizi. Si vive domenica dopo domenica pensando solo ad esprimersi al massimo nelle due fasi ogni partita, poi se a marzo ci sarà una certa classifica non ci nasconderemo. Ma per ora poche parole e tanto lavoro. Quando le avremo incontrate tutte tireremo le prime somme, anche se il primo anno mio di solito faccio meglio nel girone di ritorno rispetto all’andata. Poi ogni stagione è diversa…”.

Maurizio

Sono nato nel 1982, da sempre appassionato al calcio, praticato e raccontato in tutte le sue forme: da giocatore e da arbitro in campo, da giornalista sin dal 2009. Numeri, curiosità, retroscena e non solo del calciomercato mi hanno portato a fare della passione una professione.

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