ANALISI INTER / MILANO – Sui problemi dell’Inter, ieri sconfitta 4-2 dal Napoli, se ne potrebbe discutere per ore. Tanto più o meno sono quelli dell’anno scorso: rosa mediocre e colma di lacune, gruppo poco concentrato capace di esaltarsi (troppo) per una semplice vittoria, dimenticando in fretta che “se non va a mille all’ora oltre il quarto-quinto posto non può ambire”. E che dopo le sconfitte sa appellarsi solo a sfortuna ed errori arbitrali. Ma la questione su cui sarebbe lecito dibattere è un’altra: quali sono le ambizioni (o intenzioni) della nuova proprietà targata Thohir? Vuole investire (per davvero), oppure proseguire il teatrino del vendere prima di comprare? Teatrino che difficilmente potrà riportare l’Inter a competere per i massimi traguardi. Servono soldi per fare mercato, per comprare i necessari rinforzi in ogni settore della rosa. Occorre aggiungere, per purificarsi la coscienza, che il presunto tetto agli stipendi fissato a 2,5 milioni sia una autentica baggianata. Ridicolo. Con questa strategia improntata sull’austerity, simile a quella pro-Germania dell’Europa, il club non potrà acquistare giocatori di un certo prestigio (Dzeko, per fare un nome). O anche ottimi giocatori come i vari Lavezzi, Osvaldo e compagnia bella, che all’anno beccano assai più dei 2,5 netti imposti dal tycoon indonesiano, forse con origini genovesi. Tenere stretta la cinghia porterà al declassamento totale dell’Inter, che per storia e tradizione merita ben altro e che rischia seriamente di non entrare in Champions League per la terza stagione consecutiva.
Raffaele Amato
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