INTER THOHIR / MILANO – Da Moratti a Thohir, qualcosa è cambiato e qualcosa cambierà. Per adesso, però, l’Inter possiamo ancora definirla fin troppo proprietario-centrica. Tutto è affidato all’indonesiano, compresa la parte tecnica e comunicativa (dove manca una figura). Non si capiscono bene, ad esempio, i ruoli di Fassone e Ausilio. Il primo, secondo molti un bravo dirigente esperto in marketing, fa il supervisore di tutte le aree (alias direttore generale), non si sa con quali deleghe e competenze. Di certo quelle calcistiche lasciano a desiderare: fu lui ad architettare il vergognoso scambio (poi saltato, per fortuna dell’Inter) alla pari Guarin-Vucinic con la Juventus, ovviamente con l’appoggio di presidente e allenatore. Il secondo, dopo averne combinate di tutti i colori con Branca, ha indossato proprio le vesti che furono per oltre un decennio dell’ex ‘Cigno di Grosseto’. Fa il direttore tecnico quasi con lo scudo protettivo dell’immacolato, il senza peccato che fa viaggi in Europa un po’ come il suo predecessore in Sudamerica. Ma ancora non si riesce a comprendere cosa faccia all’Inter: un capo area tecnica dovrebbe costruire la squadra con pieni poteri, col budget imposto dal vertice e, soprattutto, scegliere (o confermare) l’allenatore: al di là di ciò che pensa la proprietà. Decisioni che invece prende e prenderà Thohir (da Hernanes alle vociferate ‘missioni’ per Torres e Morata). Quindi Ausilio non è il Sabatini nerazzurro, ma continua a essere uno yes-man con poltrona, la propria, da tenersi ben stretta. Non l’unico, peraltro. L’Inter proprietario-centrica e senza grandi disponibilità economiche non può andare lontano, lo si è visto con Moratti. Serve una società ben strutturata, con dirigenti all’altezza e nei ruoli consoni alle proprie competenze. Tutto questo ancora non si vede – per ora sono arrivati manager esperti in settori di meno impatto, che non vuol dire di meno importanza -, anche se è giusto dare ulteriore tempo (non infinito) al business man per progettare un club che funzioni per davvero.
Raffaele Amato
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