INTER / MILANO – “Vincere aiuta a vincere” è stato il mantra di Roberto Mancini all’inizio della sua avventura sulla panchina nerazzurra. Mantra che poi è stato utilizzato anche da altri suoi colleghi nel corso di questi anni, ultimo Antonio Conte dopo la prima uscita nelle vesti di commissario tecnico della Nazionale italiana. Ma vincere aiuta davvero a vincere? Pensiamo e crediamo di sì, se almeno si ha a disposizione un parco giocatori vincente. Che tradotto vuol dire abituati a restare in alto, alla massima competizione per il massimo traguardo, lottare e soffrire per il vertice anche in situazioni di difficoltà e stress. E di giocatori cosiddetti “vincenti”, almeno in Italia, non ne abbondano.
Nell’Inter di Thohir, per esempio, scarseggiano: considerando solo i grandi successi in Europa, a parte Vidic, giunto dalla Premier League a fine carriera e che al Manchester United ha vinto, tra gli altri, cinque campionati e una Champions League, e Guarin – due campionati portoghesi e una coppa Uefa -, il restante, incluso Kovacic che ha vinto due campionati (uno da protagonista) con la Dinamo Zagabria – che quasi non fa testo: vince ininterrottamente titoli nazionali dal 2005 – e Osvaldo (un titolo da riserva nell’ultima Juve di Conte), non hanno assaporato (e combattuto per) straordinarie vittorie.
Ma l’Inter è in buona compagnia: analizzando le big, anche Napoli (tre: Albiol, Callejon e Higuain), Milan (sette, ma tra questi quattro in evidente declino: Torres, Abbiati, Alex ed Essien) e Roma (sei, ma Cole Maicon e Totti sono a fine carriera) non pullulano di giocatori vincenti, che non vuol dire per forza di cose, in un senso e nell’altro, campioni o fuoriclasse.
La squadra più “vincente” (contato 12 giocatori abituati a lottare per il titolo) rimane la Juventus, non a caso arriva da tre scudetti consecutivi ed è la favorita per il prossimo, anche se per diversi motivi due dei giocatori più determinanti, Pirlo e Vidal, sembra abbiano finito il loro ciclo in bianconero. Sappiamo di non scoprire l’acqua calda dicendo che per vincere, meglio un campione o un “vincente” in più, che tanti o troppi giocatori dal palmares immacolato. Lo stesso vale anche in tempi di crisi.
Raffaele Amato
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