INTER ZANETTI / MILANO – Javier Zanetti ha smesso troppo tardi di giocare, quando ormai passeggiava in campo e l’Inter non era più quella del Triplete. Da campione, quale è indubbiamente stato pur non avendo avuto la classe e il temperamento di altri colleghi illustri, avrebbe potuto – e noi crediamo dovuto – ritirarsi nel maggio 2011, dopo la conquista della Coppa Italia, l’ultimo trofeo dell’era Moratti. Comunque una volta appeso le scarpette al chiodo (spinto dalla scarsa considerazione di Mazzarri nei suoi confronti), non per colpa sua e con un contratto biennale (forse lui se lo aspettava a vita), Thohir gli ha affidato il ruolo di vicepresidente senza alcun potere, se non quelli di portabandiera (che poi vuol dire tutto e niente, in perfetto stile Figo) del club nel mondo e ‘intervistato’ ovviamente di parte. Evidentemente incarichi poco congeniali all’ex capitano, un uomo di campo che invece potrebbe servire molto alla squadra in questo momento particolare o comunque sempre – “parte della società ci starebbe pensando, favorevole la squadra, contrari Fassone e Mazzarri”, come ha scritto Simone Nicoletti, ben informato blogger nerazzurro – considerate l’esperienza, la grande professionalità e serietà che hanno sempre contraddistinto la sua lunga carriera. Zanetti, da noi anche criticato perché la ruffianeria non ci appartiene e perché siamo qui apposta, lo vediamo meglio in tenuta sportiva che in giacca e cravatta (dove palesa inutilità) al fianco di un manager come Bolingbroke: sarebbe dunque perfetto come dirigente ‘consigliere’, una specie di assistente tecnico e motivatore dei giocatori (che lo stimano), soprattutto per quelli ‘medi’ dell’attuale rosa.
Raffaele Amato
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