ANALISI INTER / MILANO – Cominciamo dicendo due cose. La prima: non si riesce bene a comprendere tutto questo isterismo anti Mazzarri. Il tecnico ha i suoi limiti ma la squadra non è quella del Triplete. E non è che cambiando (adesso) allenatore Nagatomo comincerà a indovinare qualche diagonale o Dodò, d’improvviso, ad andare sul fondo per crossare. La seconda: un’Inter più forte, più quadrata e con la crisi finalmente alle spalle, ieri avrebbe stravinto contro un Cesena in dieci uomini per oltre sessanta minuti, anziché rischiare, dopo aver sprecato molti contropiedi, di subire la rete del pareggio. Magari con Carrizo in porta staremmo qui a parlare di un Cascione goleador. Quindi della partita di ieri è possibile salvare solo la vittoria, il che non è poco visto che in campionato mancava da un mese. Al ‘Manuzzi’ si è vista una squadra più volitiva e intraprendente, ma in generale la stessa di sempre: caotica, lenta nel proporsi con reparti spesso sfilacciati, in grosse difficoltà sulle palle inattive, non cinica come per stessa ammissione di Mazzarri a fine partita. L’unico ad emergere, non menzionando Icardi, che comunque ha siglato su rigore il gol dei tre punti, è stato Hernanes. Più avanti rispetto a Kovacic, maggiormente imbrigliato dalla mediana di Bisoli, il brasiliano si è reso partecipe di molte apprezzabili giocate, anzitutto quella ‘magica’ a servire Palacio nell’episodio che ha portato al penalty e all’espulsione di Leali. Facendo da collante, pur sempre a intermittenza, tra centrocampo e attacco: è in netto miglioramento la sua condizione, lo si è visto già contro il Napoli, e questo non può che essere un beneficio per una squadra con poca personalità, costretta sempre a vincere ma che non è certo peggiore di chi le sta davanti.
Raffaele Amato
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