INTER CERCI / MILANO – A Mancini sarà andato il panettone di traverso quando ha saputo del sì di Cerci al Milan, arrivato tre giorni dopo la sua ‘espansiva’ intervista alla Gazzetta, nella quale ha palesemente dato prova di non avere ancora capito dove è arrivato, anzi dove è ritornato. Parlando in termini di possibilità di fare mercato, la sua Inter (forse fino a giugno) è più vicina al Galatasaray e lontanissima anni luce dal Manchester City, squadre da lui allenate, inoltre come direttore sportivo c’è un certo Ausilio che finora – oltre i ‘disastri’ con Branca, che senza babbo Moratti è quasi impossibile che trovi società di un certo livello pronte a servirsi delle sue prestazioni (!) – ha dimostrato di non essere all’altezza soprattutto nelle trattative con club stranieri (un mese e mezzo per prendere gente come Medel e M’Vila, la scusa di avere un budget ridotto all’osso non può essere sufficiente a scagionarlo), peraltro con l’Atlético Madrid ha avuto tutto il tempo per trovare un accordo vista la forte volontà del giocatore, il cui cartellino – va ricordato – è a metà tra ‘Colchoneros’ e un fondo d’investimento, probabilmente la Quality Sport Investments. Ma alla doppia figura (di)… per Cerci va aggiunta anche la figuraccia di Galliani, che esce sì vincitore per l’affare concluso e scippato all’Inter ma anche grande sconfitto sul fronte Torres, uno degli ultimi – però, ci mettiamo la mano sul fuoco, non ultimo ultimo – flop di mercato della sua gestione, che resta in vita solo perché Berlusconi non può e non vuole (la figlia Barbara, che finge una felice convivenza, lo farebbe anche domani) pagargli la ricchissima buonuscita.
Raffaele Amato
Twitter raffaeleamato87
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