ANALISI INTER / MILANO – Al di là dei grandi rischi che corre tutte le volte che si allunga e abbassa il proprio baricentro, anche a Cagliari l’Inter ha dimostrato che stia diventando squadra vera. Pur confermando i limiti difensivi, spesso di un singolo – vedi ieri Juan Jesus -, nelle ultime tre partite, quattro compresa quella di Glasgow, l’Inter ha giocato un calcio più europeo che italiano, con un pressing alto e giro-palla pratico e diretto, meno fine a sé stesso come capitava di vedere ai tempi di Mazzarri. Adesso, buttando pure l’occhio sul numero di gol segnati negli ultimi trecentosessanta minuti (cioè 12, media di 3 a partita), dalla cosiddetta ‘cintola’ in su funziona proprio tutto: Medel sta strabiliando (con la speranza che duri), Guarin e Brozovic messi insieme garantiscono equilibrio, pericolosità (a scapito degli avversari) e controllo in fase di palleggio, Shaqiri tecnica e imprevedibilità (ma anche leadership) soprattutto nei venti metri finali, e Icardi – con il ritrovato Palacio, ieri in panchina come il naturalizzato svizzero – armi d’area assolutamente ben assortite. Oltre a Kovacic, per i sardi imprendibile tra le linee e da cui comunque attendiamo ancora risposte in termini di continuità, e Santon (che non ci aspettavamo così pronto) Mancini deve solo recuperare Podolski per completare più di metà dell’opera. Che la prossima estate, con un mercato ambizioso e cambiando la coppia di centrali, potrebbe aspirare ad essere fortunata e vincente come la prima.
Raffaele Amato
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