INTER ANALISI KONDOGBIA / MILANO – Su di lui pesano i 30 milioni più bonus (per arrivare a poco meno di 40) spesi questa estate dall’Inter per battere la concorrenza del Milan, dietro forte pressing di Mancini ‘scottato’ dal non arrivo di Yaya Touré. Ma è ovvio che il francese non era e non è sullo stesso livello dell’ivoriano, un fuoriclasse (alla Ibrahimovic, per intenderci) a tutti gli effetti in grado di fare la differenza in entrambe le fasi, di spostare gli equilibri da solo. Non è scontato, però, che non possa esserlo, diventarlo fra qualche anno. Perché Kondogbia è, in fondo, solo un classe ’93. Un ventiduenne dai grandi mezzi fisici – nel derby, affianco a Felipe Melo che non è un nano, sembrava ugualmente un gigante – e un po’ nascoste ottime doti tecniche. Di sicuro, adesso, è ancora l’embrione di un campione. In partita alterna momenti bui, quasi accidiosi, di scarsa partecipazione, a lunghi sprazzi di elevato agonismo misto a irruenza e voglia di fare, seppur spesso grezza. Ciò comunque non gli impedisce di essere importante per l’Inter, già solo coi centimetri. Per lui Mancini ci ha messo la faccia, Thohir i soldi. Al di là dei moduli, ora tocca a lui elevarsi a qualcosa di più, di molto di più, di un promettente mediano costato tanto, forse troppo.
Raffaele Amato
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