INTER CASSANO CONFESSIONI / MADRID (Spagna) – Antonio Cassano è tutt’oggi uno dei giocatori con maggiore qualità tecnica del campionato di Serie A. Eppure al tramonto della sua carriera a 33 anni, ci si interroga su quello che sarebbe potuto essere e non è stato. “Nei primi 16 anni di vita sono diventato un ribelle, poi è stato difficile cambiare: pensavo che il calcio fosse come la strada e mi sbagliavo. Io vengo da un posto dove l’unica cosa che potevi fare era giocare a calcio. Alla gente vicina a me non interessava lavorare, solo giocare – confessa Cassano al quotidiano spagnolo ‘As’ – Ho debuttato contro l’Inter e ho segnato subito. Questo mi ha sistemato la vita. Se non avessi fatto quel gol probabilmente sarei finito in carcere come molte delle persone vicine a me a Bari… Già a Roma non facevo una vita da professionista. Una volta, alla vigilia di una sfida contro la Juventus, rubai la chiave di Trigoria e tornai alle sei del mattino. La sera in campo fui strepitoso: provocai un rigore e segnai due gol. A Madrid mangiavo qualsiasi cosa: pasta, pane, dolci, prosciutto. Avevo 22 anni, ora non potrei più farlo. Sono stato uno stupido, quella era la squadra più forte di sempre, era il Real dei ‘Galacticos’. L’arrivo dei due figli mi ha responsabilizzato, l’operazione al cuore mi ha fatto capire certe cose: prima non credevo, ora sono convinto che qualcosa di divino mi abbia aiutato in quel momento terribile”.
M.R.
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